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SVE in Ungheria in una biblioteca

Dove: Szajol, Ungheria Chi: 2 volontari 18-30 Durata: dall’1 Settembre 2017 al 30 Maggio 2018 Organizzazione ospitante: Harmónia Szkke Scadenza: 26 Maggio 2017 Opportunità di SVE in Ungheria, nella cittadina di Szajol, presso l’associazione Harmónia Szkke, un’organizzazione no profit che organizza diverse iniziative a favore dei giovani locali ed internazionali, oltre che eventi a carattere ricreativo, culturale, sociale ed ambientalista. I volontari per questo progetto SVE daranno il loro contributo alle varie attività svolte all’interno di una biblioteca. In particolare, ai volontari sarà richiesto di svolgere le seguenti mansioni:  organizzazione di attività per bambini e ragazzi locali (workshop, corsi, laboratori ecc.);  presentazione e diffusione della propria cultura d’origine;  promozione del Servizio Volontario Europeo presso istituzioni locali.

SVE in Ungheria in media e comunicazione

Dove: Debrecen, Ungheria Chi: 1 volontario/a 18-30 Durata: dal 1 giugno 2017 al 31 maggio 2018 Organizzazione ospitante: Hang-Kép Kulturális Egyesület Scadenza: 1 maggio 2017 Sound-Picture Cultural Association è un’associazione che si occupa di media e comunicazione. Il servizio volontario si svolgerà presso gli uffici dell’associazione situati nel centro di Debrecen. Il progetto prevede l’apprendimento di capacità nel mondo della fotografia, del video-making e del video-editing, nonché la partecipazione ad eventi svolgendo in questi attività giornalistica. Il volontario lavorerà all’interno del team dell’associazione assieme ad altri volontari provenienti da diversi paesi europei. Egli si occuperà di fotografia, video, animazioni e di attività giornalistica durante diversi eventi culturali. Egli riceverà adeguata formazione per lo sviluppo di diverse abilità comunicative. Egli collaborerà inoltre con diverse associazioni giovanili locali nell’organizzazione di attività, eventi e nella promozione di progetti all’interno del programma Erasmus+.

Avviso pubblico per il potenziamento della Cittadinanza europea

Il PON ―Per la Scuola – Competenze e ambienti per l’apprendimento‖ è un Programma plurifondo finalizzato al miglioramento del servizio istruzione. Risorse: circa 80 milioni di euro. Obiettivo: accrescere la conoscenza e la consapevolezza da parte degli studenti e delle studentesse del significato dell’appartenenza all’Unione europea, attraverso attività laboratoriali, corsi di lingua con docenti madrelingua e periodi di studio all’estero, in coerenza con gli obiettivi dal programma di mobilità Ue Erasmus +. Nello specifico l’avviso finanzia due Sottoazioni del PON Scuola: 1. Sottoazione 10.2.3B  A. Potenziamento linguistico, con contributi per un importo massimo di 11mila euro per un modulo e fino a 22 mila euro per due moduli;  B. Competenze di cittadinanza europea, con contributi fino a 6 mila euro per la realizzazione di un modulo obbligatorio; 2. Sottoazione 10.2.3C  A. Mobilità trasnazionale, con contributi fino a 45. mila euro per un modulo;  B. Competenze di cittadinanza europea, con contributi fino a 6 mila euro per un modulo obbligatorio. Ogni istituzione scolastica può presentare un progetto, con massimo due moduli, per la sotto azione 10.2.3B e un progetto con un unico modulo per la sotto azione 10.2.3C. Entrambi le sotto azioni e i tipi di intervento prevedono un previo approfondimento delle tematiche legate alla cittadinanza europea (da attuarsi mediante specifico modulo da svolgersi presso la propria sede). Beneficiari: le proposte progettuali possono essere presentate dalle istituzioni scolastiche statali secondarie di primo e di secondo grado appartenenti a tutte le Regioni, con l’esclusione della Regione Valle d’Aosta e della Provincia autonoma di Bolzano che, a seguito di accordi da sottoscrivere con il Ministero dell’istruzione, saranno destinatarie di una specifica procedura. Termini per l’invio dei progetti: decorrono dalle ore 10.00 del 17 aprile 2017 alle ore 15.00 del 26 maggio 2017, mentre per la trasmissione dei piani firmati digitalmente c’è tempo dalle ore 10.00 del 29 maggio 2017 alle ore 15.00 del 5 giugno 2017.

Programma di scambio con la Cina per i giovani agricoltori europei

Il Commissario per l’Agricoltura Phil Hogan e il Ministro dell’agricoltura cinese hanno avviato ufficialmente un programma, per i giovani agricoltori europei e cinesi, volto ad approfondire la cooperazione bilaterale tra i due blocchi e a trarre insegnamenti comuni alla luce delle difficoltà a preservare la vitalità e l’attrattività delle zone rurali, a ovviare alla mancanza di ricambio generazionale in agricoltura e a promuovere un settore agricolo sostenibile, competitivo e moderno Durante la cerimonia di apertura, il Commissario Hogan ha dichiarato: “Sia in Europa, che in Cina che in tutte le altre regioni del mondo, dobbiamo incoraggiare una nuova generazione di giovani imprenditori del settore agricolo a sviluppare il settore agroalimentare del XXI secolo. Sono grato di questa opportunità di approfondire il rapporto molto positivo e costruttivo avviato durante le mie visite in Cina l’anno scorso.” Nell’ambito di visite di studio, i partecipanti avranno l’opportunità di scambiare buone pratiche, in particolare riguardo alle tecniche ambientali, e di accrescere la comprensione reciproca tra giovani agricoltori chiamati ad affrontare problematiche simili. I risultati di queste visite potranno servire ai legislatori come base di riflessione in materia di pratiche agricole sostenibili. Questo programma di scambi si iscrive nel quadro del piano di cooperazione tra l’UE e la Cina nei settori dell’agricoltura e dello sviluppo rurale. L’invito a presentare le candidature per partecipare alle visite sarà aperto quest’estate.

I Giovani italiani 1° in Europa per la sfiducia nella politica Indagine Ue tra coetanei di 19 Paesi dell’Unione

Ben il 94 per cento dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni non ha fiducia nella politica, la quota più alta tra 18 Paesi Ue seguita da quella di Francia e Grecia, entrambi al 92 per cento. La maggior parte dei nostri giovani ritiene inoltre che la scuola non prepari adeguatamente al mondo del lavoro dove, una volta arrivati, non si è valorizzati e adeguatamente retribuiti. Sono alcuni dei principali risultati del sondaggio ‘Generation What Europe’ condotto su centinaia di migliaia di giovani tra i 18 e i 34 anni in 18 Paesi Ue – in Italia circa 114mila con oltre 10 milioni di singole risposte – dall’Unione europea di radiodiffusione (Uer) di cui fa parte l’italiana Rai. Il 59 per cento dei giovani italiani non ha alcuna fiducia nei politici, il 35 per cento ne ha poca e nessuno si fida ciecamente. Il 26 per cento pensa che tutti i politici siano corrotti, il 69 per cento ritiene che lo siano alcuni e solo il 5 per cento che il fenomeno sia limitato. Scarsa fiducia anche nella giustizia: il 25 per cento dei giovani non ne ha alcuna, il 46 per cento poca e solo il 4 per cento si fida completamente. Male anche la speranza nell’Europa, con il 19 per cento che non ci vede nulla di buono, il 41 per cento piuttosto pessimista e solo il 7 per cento completamente ottimista. Tuttavia il 74 per cento dei giovani italiani continua a considerarsi anche europeo. Per quanto riguarda il lavoro, la mag- 12 gior parte dei giovani italiani occupati (31 per cento) ritiene che il proprio stipendio non sia in linea con le proprie competenze professionali, percentuale che sfuma fino a raggiungere il 5 per cento che si ritiene soddisfatto. Questo dato contribuisce a un sentimento di frustrazione che vede il 28 per cento dei giovani lavoratori non ritenersi adeguatamente ricompensato dei propri sforzi. I giovani si dicono scontenti del sistema scolastico italiano: il 39 per cento ritiene che questo non prepari assolutamente all’ingresso nel mondo del lavoro e il 25 per cento che non garantisce a tutte le stesse opportunità. La maggior parte dei giovani (72 per cento) pensa che la formazione dovrebbe essere interamente a carico dello stato e non personale (28 per cento). Giovani divisi sulla visione del proprio futuro: a fronte di un 43 per cento che immagina un futuro positivo, un 38 per cento si dice invece piuttosto pessimista. Per quanto riguarda la sfera personale, il 32 per cento degli italiani ritiene che il matrimonio sia solo un pezzo di carta mentre la maggior parte (75 per cento) ritiene importante avere dei figli. Al ribasso anche la religione, con l’86 per cento che pensa di poter essere felice anche senza alcun credo religioso.

Come la politica di coesione dell’UE può aiutare le regioni a basso reddito e a bassa crescita

In una relazione pubblicata l’11 aprile 2017 sulle regioni dell’UE in ritardo per quanto riguarda la crescita e la ricchezza, la Commissione individua percorsi chiari per sostenere le strategie di crescita a livello regionale con l’aiuto dei fondi UE. Nella relazione vengono valutati gli elementi che favoriscono e quelli che ostacolano la competitività in tali regioni e si indaga il motivo per cui queste non hanno ancora raggiunto i livelli di crescita e di reddito previsti per l’UE. In particolare nella relazione si individuano le aree in cui tali regioni hanno bisogno di investire, cioè il capitale umano, l’innovazione, la qualità delle istituzioni e una migliore accessibilità, e gli strumenti disponibili nel quadro della politica di coesione dell’UE di cui potrebbero beneficiare. Corina Crețu, Commissaria per la Politica regionale, ha dichiarato: “Qualunque sia l’ostacolo allo sviluppo, la politica di coesione ha una risposta. Le strategie di sviluppo regionale su misura, se combinate alle precondizioni volte a rafforzare gli investimenti futuri, possono rendere tali regioni attraenti ai residenti, ai lavoratori e alle imprese. Questo è ciò che facciamo: aiutiamo le regioni a capire quali sono i loro bisogni e i loro punti di forza competitivi e forniamo strumenti per una migliore definizione delle loro politiche.” In otto Stati membri 47 regioni sono state attentamente studiate e classificate come “regioni a bassa crescita”, con un PIL pro capite fino al 90% della media UE, ma una persistente mancanza di crescita, o come “regioni a basso reddito”, in cui il PIL pro capite è in crescita, ma è ancora inferiore al 50% della media dell’UE. In tali regioni vivono 83 milioni di abitanti, vale a dire 1 cittadino UE su 6. Un gruppo è concentrato soprattutto nell’Europa meridionale, mentre un secondo gruppo nella parte orientale. Le economie delle regioni a basso reddito possono essere rilanciate mediante una combinazione efficace di investimenti nell’innovazione, nel capitale umano e nella connettività Le strategie di specializzazione intelligenti possono contribuire a migliorare le capacità di innovazione delle regioni che hanno un basso indice di competitività regionale e in cui manca una interazione efficiente tra le università e il mondo imprenditoriale locale. Occorre incentivare gli investimenti in capitale umano e migliorare le competenze della forza lavoro mediante attività di formazione professionale e di apprendimento permanente, che possono essere finanziate dai fondi della politica di coesione. In questo modo è possibile evi- 11 tare la svalutazione delle competenze e la mancata corrispondenza tra l’offerta formativa e la domanda del mercato del lavoro. Rendere una regione più attraente per i giovani talenti e le imprese significa anche migliorare i collegamenti tra le città e con le zone periferiche e rurali della regione. Ciò consente una maggiore distribuzione dei benefici dai principali poli economici all’intera regione. Molte regioni a basso reddito devono far fronte a carenze significative nell’infrastruttura, motivo per cui occorre dare priorità agli investimenti nelle reti di trasporto chiave. Le regioni a bassa crescita trarrebbero beneficio da una capacità istituzionale più forte e da riforme strutturali La relazione fornisce ulteriori elementi di prova del fatto che le politiche di sviluppo possono essere messe pienamente a frutto solo in un ambiente favorevole agli investimenti e solo se vengono attuate da amministrazioni solide in modo trasparente, affidabile ed efficiente. Ciò è di particolare rilevanza per le regioni a bassa crescita, che hanno mostrato miglioramenti limitati nelle capacità istituzionali, non sono state in grado di sfruttare al meglio gli interventi della politica di coesione e di conseguenza sono cresciute meno e sono state più esposte agli effetti della crisi economica. Per migliorare gli effetti della spesa regionale, nazionale e dell’UE vanno abbattute le barriere trasversali e di settore che ostacolano gli investimenti. Le precondizioni della politica di coesione volte a rafforzare gli investimenti possono costituire potenti incentivi per affrontare gli ostacoli agli investimenti individuati nella relazione. Le priorità dovrebbero essere: rendere l’ambiente imprenditoriale più flessibile, riducendo la burocrazia, il tempo e i costi necessari alla creazione di nuove imprese e alla gestione delle PMI; migliorare l’efficienza, la trasparenza e l’affidabilità delle amministrazioni pubbliche e dei servizi; e modernizzare le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici, digitalizzandole. Contesto Nel giugno 2015 la Commissione ha avviato un’iniziativa intesa a esaminare i fattori che frenano la crescita e gli investimenti nelle regioni a basso reddito e a bassa crescita dell’UE. In linea con questa iniziativa, la relazione analizza le necessità di investimento, i fattori che determinano la crescita, il quadro macroeconomico e il bisogno di riforme strutturali di tali regioni. L’iniziativa e questa relazione fanno parte di un più ampio impegno della Commissione a fornire alle regioni un’assistenza su misura per aiutarle a migliorare il modo di gestire e investire i fondi della politica di coesione e per promuovere una maggiore responsabilizzazione, un migliore coordinamento e una più proficua individuazione delle priorità nelle strategie di investimento e di sviluppo regionali.

La Commissione presenta il pilastro europeo dei diritti sociali: equità del lavoro e protezione sociale

La costruzione di un’Europa più equa e il rafforzamento della sua dimensione sociale sono una priorità fondamentale di questa Commissione. La Commissione mantiene la promessa di adottare la proposta di pilastro europeo dei diritti sociali. Il pilastro stabilisce 20 principi e diritti fondamentali per sostenere il buon funzionamento e l’equità dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale. Nelle intenzioni, esso è destinato a servire da bussola per un nuovo processo di convergenza verso migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa. Il pilastro è concepito principalmente per la zona euro ma è applicabile a tutti gli Stati membri dell’UE che desiderino aderirvi. Il Presidente della Commissione europea JeanClaude Juncker ha dichiarato: “In qualità di Presidente della Commissione ho cercato di conferire alle priorità sociali l’importanza che meritano in Europa. Con il pilastro europeo dei diritti sociali e la prima serie di iniziative che lo affiancano, manteniamo le nostre promesse e apriamo un nuovo capitolo. Vogliamo scrivere queste pagine insieme: gli Stati membri, le istituzioni dell’UE, le parti sociali e la società civile sono tutti chiamati a rivestire un ruolo. Auspico che il pilastro sia approvato al più alto livello politico entro la fine dell’anno.” Il pilastro è stato preparato dalla Commissione, sotto la guida del Vicepresidente Dombrovskis e della Commissaria Thyssen, in stretta consultazione con soggetti interessati a tutti i livelli. Esso ribadisce alcuni diritti già presenti nell’acquis dell’UE e nelle normative internazionali, integrandoli in modo da tener conto delle nuove realtà. I principi e diritti sanciti dal pilastro sono articolati in tre categorie: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali. Essi pongono l’accento sulle modalità per affrontare i nuovi sviluppi nel mondo del lavoro e nella società al fine di realizzare la promessa, contenuta nei trattati, di un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Assicurare il rispetto dei principi e dei diritti definiti nel pilastro europeo dei diritti sociali è responsabilità congiunta degli Stati membri, delle istituzioni dell’UE, delle parti sociali e di altri soggetti interessati. Le istituzioni europee aiuteranno a definire il quadro e preparare la strada per l’attuazione del pilastro, nel rispetto delle competenze e delle tradizioni di dialogo sociale degli Stati membri. Saranno necessarie ulteriori iniziative legislative affinché alcuni principi e diritti compresi nel pilastro divengano effettivi. Ove necessario, la legislazione dell’UE vigente sarà aggiornata, integrata e applicata più efficacemente. La Commissione affianca al pilastro europeo dei diritti sociali una serie di ulterioriiniziative legislative e non legislative concrete, concernenti ad esempio l’equilibrio tra attività professionale e vita privata di genitori e prestatori di assistenza, l’informazione dei lavoratori, l’accesso alla protezione sociale e l’orario di lavoro. Esse illustrano sia la natura delle questioni interessate dal pilastro sia le modalità di realizzazione dei suoi principi e diritti. Viene inoltre istituito un quadro di valutazione della situazione sociale che misurerà le tendenze e le prestazioni degli Stati membri in 12 aree e valuterà i progressi compiuti in direzione di una “tripla A” sociale in tutta l’UE. I risultati confluiranno nel semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche. La realizzazione dei principi e dei diritti del pilastro è un processo dinamico. Il pilastro ispirerà le attività condotte nel contesto del semestre europeo e nell’ottica del completamento dell’Unione economica e monetaria, in linea con la relazione dei cinque presidenti. In particolare, esso dovrebbe rilanciare il processo di convergenza all’interno dell’UEM e alcuni dei principi e dei diritti potrebbero fungere da guida per la definizione di standard più vincolanti per la zona euro. Ulteriori iniziative legislative e non le- 9 gislative potrebbero seguire in futuro, nell’ambito dei programmi di lavoro annuali della Commissione. I fondi europei, in particolare il Fondo sociale europeo, assicureranno inoltre sostegno finanziario per l’attuazione di molti aspetti fondamentali del pilastro. Prossime tappe Il pilastro è stato presentato in due forme giuridiche di identico contenuto: una raccomandazione della Commissione, che ha già efficacia, e una proposta di proclamazione congiunta del Parlamento, del Consiglio e della Commissione. Su tali basi la Commissione avvierà le discussioni con il Parlamento europeo e il Consiglio per assicurare al pilastro un ampio sostegno politico e l’approvazione ad alto livello. Contesto L’UE, che è la parte del mondo in cui i sistemi di protezione sociale sono più avanzati e dove le migliori pratiche e le innovazioni sociali sono numerosissime, deve far fronte e adeguarsi a sfide sociali senza precedenti. Sebbene le condizioni economiche e sociali in Europa siano migliorate e l’occupazione abbia raggiunto livelli elevati mai toccati prima, gli strascichi della crisi dell’ultimo decennio sono ancora ampi, e vanno dalla disoccupazione giovanile e di lunga durata al rischio di povertà in molte parti d’Europa. Al contempo, il mondo del lavoro e le nostre società sono in rapida evoluzione: nuove opportunità e nuove sfide emergono dalla globalizzazione, dalla rivoluzione digitale, dal mutamento dell’organizzazione del lavoro e dagli sviluppi sociali e demografici. Le autorità pubbliche a tutti i livelli, le parti sociali e la società civile condividono la responsabilità, oltre che l’interesse, di lavorare insieme per un’Europa più prospera e pronta per il futuro, nella quale sviluppi economici e sociali vadano di pari passo. Fin dagli esordi la Commissione Juncker ha posto l’accento sulla necessità di rendere l’Europa più sociale, come testimoniano gli orientamenti politici di luglio 2014. Nel settembre 2015, in occasione del suo discorso sullo stato dell’Unione, il Presidente Juncker ha dichiarato: “Dobbiamo intensificare i lavori per un mercato del lavoro equo e veramente paneuropeo. [...] Nel quadro di tali sforzi, voglio sviluppare un pilastro europeo dei diritti sociali, che tenga conto delle mutevoli realtà delle società europee e del mondo del lavoro.” Sin da questo annuncio la Commissione ha collaborato attivamente con gli Stati membri, le altre istituzioni dell’UE, le parti sociali, la società civile e i cittadini per definire i contenuti e il ruolo del pilastro. A marzo 2016 la Commissione ha presentato una prima stesura del pilastro europeo dei diritti sociali e varato un’ampia consultazione pubblica, che si è conclusa a gennaio 2017 con una conferenza ad alto livello. Sulla base dei contributi ricevuti durante la consultazione, la Commissione presenta ora la sua proposta di pilastro europeo dei diritti sociali, inteso a garantire nuovi e più efficaci diritti ai cittadini. Il pilastro trae diretta ispirazione dall’esistente ricchezza di buone pratiche in Europa e si basa sul forte corpus giuridico esistente a livello internazionale e dell’UE.

Domande e risposte: Articolo 50 del Trattato sull’Unione europea

“Esprimiamo rammarico per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, ma siamo pronti per la procedura che dovremo seguire.” Il 29/03/2017 Theresa May, ha notificato la richiesta del Regno Unito di uscire dall’Unione europea. Di seguito, esaminiamo insieme, Trattato alla mano, la procedura di fuoriuscita di un paese dall’Ue, articolo 50 TUE. Che cos’è l’articolo 50? L’articolo 50 del trattato sull’Unione europea stabilisce la procedura applicabile nei confronti dello Stato membro che desidera recedere dall’Unione europea. È stato introdotto dal trattato di Lisbona nel 2007. Come si attiva la procedura dell’articolo 50? Lo Stato membro che intende recedere dall’Unione deve notificarne l’intenzione al Consiglio europeo. Non è prevista una forma particolare di notifica. Che cosa succede dopo l’attivazione dell’articolo 50? Dev’essere negoziato l’accordo di recesso conformemente all’articolo 218, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Prima tappa Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk indice una riunione straordinaria del Consiglio europeo, la cui data è fissata al 29 aprile. Il Consiglio europeo adotta per consenso gli orientamenti sul recesso ordinato del Regno Unito dall’Unione europea. Gli orientamenti stabiliscono i principi generali che guideranno l’UE nei negoziati, in base all’interesse comune dell’Unione europea e dei suoi Stati membri. Seconda tappa Dopo l’adozione degli orientamenti la Commissione presenta in tempi rapidissimi al Consiglio una raccomandazione sull’avvio dei negoziati, che il Collegio dei commissari adotta 4 giorni dopo la riunione del Consiglio europeo. Terza tappa Il Consiglio deve poi autorizzare l’avvio dei negoziati adottando le direttive di negoziato, per le quali è necessaria una maggioranza qualificata “forte” (72% dei 27 Stati membri, ossia 20 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE a 27). Dopo l’adozione di tali direttive il negoziatore dell’Unione, nominato dal Consiglio, riceve l’incarico di aprire i negoziati con lo Stato membro che desidera recedere. Come si arriva alla conclusione dell’accordo di recesso? I negoziati sul recesso ordinato devono concludersi entro un periodo di due anni a partire dal momento in cui è attivato l’articolo 50. Se alla scadenza del termine non è stato raggiunto un accordo, i trattati cessano di applicarsi allo Stato membro che recede. 4 Al termine del periodo fissato per i negoziati, il negoziatore dell’Unione presenta al Consiglio e al Parlamento europeo una proposta di accordo, tenendo conto del quadro delle future relazioni fra il Regno Unito e l’Unione. L’accordo è subordinato all’approvazione del Parlamento europeo, che si esprime con votazione a maggioranza semplice cui partecipano anche gli eurodeputati del Regno Unito. Il Consiglio conclude l’accordo con votazione a maggioranza qualificata “forte”. Il Regno Unito deve anch’esso ratificare l’accordo, conformemente alle proprie norme costituzionali. Di quanto tempo si dispone quindi per i negoziati veri e propri? I negoziati veri e propri dureranno circa 18 mesi (da inizio giugno 2017 a ottobre/novembre 2018). Chi negozia per l’Unione europea? I capi di Stato o di governo dell’UE a 27 hanno chiesto al Consiglio di designare come negoziatore dell’Unione la Commissione europea e hanno accolto con favore la decisione di questa di nominare capo negoziatore Michel Barnier. La Commissione europea, in quanto negoziatore dell’Unione, e Michel Barnier, in quanto capo negoziatore della Commissione, riferiranno sistematicamente sull’andamento dei negoziati al Consiglio europeo, al Consiglio e ai relativi organi preparatori. Per tutta la durata dei negoziati Michel Barnier terrà il Parlamento europeo strettamente e regolarmente informato. Ovviamente gli Stati membri parteciperanno da vicino alla preparazione dei negoziati impartendo indirizzi al negoziatore dell’Unione e valutando l’evoluzione dei lavori. A tal fine sarà creato nell’ambito del Consiglio un gruppo specifico con un presidente permanente, incaricato di accertare che la condotta dei negoziati rispetti gli orientamenti impartiti dal Consiglio europeo e le direttive di negoziato adottate dal Consiglio. Il Consiglio europeo continuerà a occuparsi permanentemente della questione, aggiornando secondo necessità gli orientamenti nel corso dei negoziati. Come si svolgeranno concretamente i negoziati? In che lingua? A che frequenza s’incontreranno le parti? Gli aspetti pratici, come ad esempio il regime linguistico e la struttura dei negoziati, saranno concordati dai negoziatori dell’UE e del Regno Unito. Dove si terranno i negoziati? I negoziati si svolgeranno a Bruxelles. Quando cessa il Regno Unito di essere membro dell’Unione europea? I trattati UE cessano di essere applicabili al Regno Unito a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica. Il Consiglio europeo può decidere all’unanimità di prorogare tale termine. Fino al recesso il Regno Unito resta membro dell’Unione europea e nei suoi confronti valgono tutti i diritti e gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’UE, incluso il principio di leale cooperazione in base al quale l’Unione e tutti i suoi Stati membri si prestano reciproca assistenza nell’esecuzione del trattato. Che cosa succede se non si arriva ad un accordo? I trattati UE cessano semplicemente di applicarsi al Regno Unito due anni dopo la notifica. Una volta uscito dall’UE, può uno Stato membro ricandidarsi all’adesione? Qualsiasi paese uscito dall’Unione può chiedere di aderirvi nuovamente. In tal caso dovrà seguire la normale procedura di adesione. Si può revocare l’attivazione dell’articolo 50 una volta trasmessa la notifica? Attivare l’articolo 50 è una decisione che spetta al Regno Unito. Una volta attivata la procedura, però, non è più possibile decidere unilateralmente di tornare indietro. La notifica è un punto di non ritorno: l’articolo 50 non prevede la revoca unilaterale della notifica. Che cosa dice esattamente l’articolo 50? Articolo 50 del trattato sull’Unione europea (TUE) 1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione. 2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale 5 Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo. 3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d’intesa con lo Stato membro interessato, decida all’unanimità di prorogare tale termine. 4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano. Per maggioranza qualificata s’intende quella definita conformemente all’articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. 5. Se lo Stato che ha receduto dall’Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all’articolo 49. Per ulteriori informazioni: Task force per i negoziati con il Regno Unito ai sensi dell’articolo 50: https://ec.europa.eu/info/departments/taskfo rce-article-50-negotiations-united-kingdom_it

Premio Millennium Technology 2018

Il Premio Millennium Technology 2018, uno dei premi più ambiti a livello mondiale, intende offrire riconoscimento alle innovazioni volte a risolvere le grandi sfide dell’umanità in termini di sostenibilità. L’innovazione vincente sarà valutata in base ai reali vantaggi per l’umanità. Occorre, inoltre, dimostrare le applicazioni pratiche e la possibilità di incrementare ulteriormente le ricerche. Il premio è rivolto ai cittadini (scienziati e innovatori) di ogni nazionalità impegnati in ogni campo della tecnologia a esclusione di quella militare. Le candidature possono interessare un singolo individuo o un gruppo di ricerca e devono essere presentate da università, istituti di ricerca, accademie e società. Il premio in palio è di un milione di euro. L’annuncio del vincitore è previsto per il 22 Maggio 2018. Le candidature verranno accettate fino al 31 Luglio 2017. http://taf.fi/en/millennium -technology-prize/call-for-nominations/

Invito a presentare candidature 2017. Terzo programma d’azione dell’Unione in materia di salute (2014-2020)

(Testo rilevante ai fini del SEE) E’ stato bandito un invito a presentare le candidature per «Salute — 2017» nell’ambito del terzo programma d’azione dell’Unione in materia di salute (2014-2020). Quest’invito consta delle seguenti parti: un invito a presentare proposte per l’aggiudicazione di un contributo finanziario ad azioni specifiche sotto forma di sovvenzioni di progetti; un invito a presentare proposte per l’aggiudicazione di un contributo finanziario al funzionamento di organismi non governativi (sovvenzioni di funzionamento. I termini per la presentazione online delle proposte sono i seguenti: 15 giugno 2017. Tutte le informazioni, compresa la decisione di esecuzione della Commissione, del 26 gennaio 2017, relativa all’adozione del programma di lavoro per il 2017 per l’attuazione del terzo programma d’azione dell’Unione in materia di salute (2014-2020) nonché ai criteri di selezione e di aggiudicazione e agli altri criteri applicabili per i contributi finanziari alle azioni di tale programma, sono disponibili sul sito web dell’Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute, l’agricoltura e la sicurezza alimentare (Chafea) al seguente indirizzo:http://ec.europa.eu/chafea/ GUUE C 81 del 16/03/17