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Il ruolo dell’Unione Europea tra la crisi economica attuale e le prospettive future di Mario Pirillo

Introduzione

La crisi economica e finanziaria internazionale ha coinvolto tutti i Paesi dell’Unione europea con ripercussioni negative nelle economie nazionali. I suoi effetti sono ancora in atto e non dipendono solo ed esclusivamente dalla crisi americana dei sub prime; certamente questa ha inciso ed anche parecchio ma il fenomeno in corso merita una più ampia riflessione sulle economie troppo diverse tra i Paesi dell’unione europea e alle situazioni di debito pubblico maggiori in alcuni Stati rispetto ad altri. Il momento di difficoltà economica che stiamo vivendo in Europa ha reso evidente l’inadeguatezza degli strumenti europei per gestire una governance economica e monetaria. E’ stato necessario correre ai ripari attraverso la creazione di strumenti più appropriati per far fronte alla complessa e difficile situazione come il “Fondo salva Stati” o il “Fiscal compact”, creati da trattati ad hoc per dare stabilità ai nostri mercati e soprattutto alle economie dei Paesi che hanno adottato la moneta unica. Trattati che vista l’urgenza sono stati negoziati e discussi solo in sede intergovernativa cioè a livello di riunioni di Consiglio dell’Unione europea dove siedono Capi di stato e di governo, e non hanno pertanto modificato il Trattato di Lisbona ma sono in un certo senso paralleli a questo. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno possiamo dire che le misure adottate hanno dato rigore e l’innovazione principale del Fiscal compact consiste nell’impegno da parte dei Parlamenti nazionali a inserire nella loro legislazione interna (preferibilmente a livello costituzionale) dei meccanismi che assicurino il rispetto dei vincoli di bilancio nazionali, prevedendo inoltre un meccanismo sanzionatorio ed un ruolo più forte della corte di giustizia con un trasferimento a livello europeo di parte della sovranità nazionale. Il rigore di bilancio con il quale le economie nazionali dovranno confrontarsi avranno senso solo se gli Stati sapranno affiancare alle politiche di rigore strumenti per la crescita, gli investimenti e la coesione sociale e territoriale. Considerata la difficoltà della nuova governance europea in materia economica e monetaria, ho ritenuto opportuno pubblicare una brochure che sintetizzi le tappe principali dell’intervento europeo per arginare la crisi, al fine di permettere a chiunque di saperne di più e fornire degli elementi di base per seguire il processo ancora in atto.

Gli strumenti messi in campo dall’UE per fronteggiare la crisi

Le origini della crisi nell’eurozona risalgono a prima del 2008, anno in cui é esplosa. Difatti, nei Paesi della zona euro le radici vanno ricercate nelle debolezze interne dell’UE dovute alle differenze economiche dei Paesi che hanno adottato l’euro: tassi d’interesse, produttività del lavoro e non ultimo profonde differenze del debito pubblico. E’ certamente mancata nella zona euro una convergenza economica che si pensava potesse avvenire per effetto dall’introduzione dell’euro. A differenza degli USA, l’UE non é uno Stato federale ma ha una moneta unica. E’ un’anomalia che rende difficile intervenire nel momento in cui si manifestano crisi economico finanziarie tra gli Stati membri perché i meccanismi di trasferimento di risorse tra Stati in difficoltà e Stati con indici finanziari positivi non sono automatici, ma devono prima passare da decisioni politiche assunte in sede intergovernativa, vale a dire dal Consiglio dell’Unione europea all’interno del quale siedono capi di stato e di governo. Nel concepimento della moneta unica in realtà erano state prese delle misure per controllare ex ante ed ex post le politiche fiscali degli Stati membri attraverso l’introduzione dei Programmi di Stabilità con lo scopo di monitorare non solo sul rapporto deficit/PIL e debito/PIL ma anche e forse soprattutto gli investimenti, le politiche per lo sviluppo e per l’occupazione che avrebbero dovuto mettere in atto. A posteriori possiamo dire il Patto di stabilità non é stato da solo sufficiente a mettere i Paesi della zona 24 euro, soprattutto quelli più deboli, dal riparo dal contagio della crisi mondiale. La crisi greca, ha rilevato che gli strumenti previsti non erano in grado di fronteggiare una crisi di cosi ampie proporzioni e soprattutto ha messo in evidenza la mancanza di analisi macroeconomico dei Paesi e del loro posizionamento competitivo. In alcuni Paesi della zona euro la crisi internazionale ha avuto effetti ancora più gravi anche a causa delle manipolazioni apportate nei bilanci nazionali al momento dell’adesione alla moneta unica nonché, come si é verificato in Spagna, dalla perdita di competitività nazionale.

Il Fondo salva Stati

Le drammatiche evoluzioni della crisi greca, alla quale hanno fatto seguito quelle dell’Irlanda, del Portogallo e poi quella della Spagna, hanno portato gli Stati membri a deliberare nel vertice dei capi di stato e di governo del 9 maggio 2011 un piano di salvataggio attraverso la creazione del Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, meglio conosciuto come “fondo salva stati” con una dotazione finanziaria di 440 miliardi di euro a favore dei paesi dell’eurozona garantito dai quelli della zona euro in funzione della loro quota di partecipazione al capitale della BCE. Questo, oltre a creare il primo caso di salvataggio per arginare una crisi senza precedenti, ha anche creato, vista l’urgenza, il ricorso a procedure esclusivamente di tipo intergovernativo che esulavano dal quadro istituzionale dell’UE, a scapito evidentemente del metodo comunitario, con il rischio che uno Stato dell’UE potesse opporre il proprio veto. Nel luglio del 2011 il Fondo ha subito delle modifiche relativamente all’aumento della sua dotazione finanziaria che passa da 440 miliardi di euro a 780. Le modifiche hanno riguardato anche la possibilità per il Fondo di acquistare titoli di Stato sul mercato primario e su quello secondario previa l’approvazione della BCE e la possibilità di ricorrere all’uso dei fondi strutturali non ancora utilizzati dalla Grecia per avviare progetti di investimento di medio e lungo periodo da attuare attraverso l’attento controllo esercitato dalla Commissione europea. Come richiamato nella premessa non essendo l’UE uno stato federale per l’attuazione delle misure di urgenza, si é intervenuto a livello intergovernativo e pertanto prima che il fondo potesse intervenire é stata necessaria la ratifica da parte dei parlamenti nazionali. la reticenza di alcuni parlamenti nazionali ha determinato rallentamenti nella sua azione e ciò ha contribuito, almeno in parte, all’accentuarsi della crisi greca con le ripercussioni anche in altri Paesi quali Spagna ed Italia.

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES)

Nell’ottica di migliorare l’efficacia dell’assistenza finanziaria e di prevenire il rischio di contagio finanziario tra i Paesi dell’UE, i capi di Stato e di governo degli Stati membri dell’eurozona hanno ritenuto opportuno, nel 2012, di dar vita ad un meccanismo per rafforzare la stabilità dei Paesi della zona euro perché le interrelazioni all’interno della zona euro, le conseguenti minacce alla stabilità finanziaria degli Stati membri avrebbero potuto creare ancora più forti ricadute nell’eurozona. Alla luce di questi fatti il Consiglio dell’Unione europea nella riunione del 21 luglio 2011 ha deciso di rafforzare lo strumento attraverso la creazione del Meccanismo europeo di Stabilità (MES). Il MES non é altro che un Fondo – le cui caratteristiche sono stabilite da un Trattato creato ad hoc – con una dotazione finanziaria di 780 miliardi con una capacità effettiva di prestito di 500 miliardi, e un sistema di garanzie simile a quello del Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF). Alla dotazione del Fondo va aggiunta quella messa a disposizione dal FMI, il cui supporto verrà obbligatoriamente ricercato per ogni singolo programma di assistenza. Formalmente il MES é un’organizzazione intergovernativa che inizierà ad operare dal 30 giugno 2013 in sostituzione del FESF e sarà un meccanismo stabile e definitivo di gestione delle crisi interne dei Paesi dell’eurozona. Rispetto al “Fondo Salva Stati”, il MES prevede la partecipazione del settore privato secondo modalità coerenti con la prassi del FMI. Il Trattato istitutivo del MES sottolinea come il coinvolgimento dei privati debba anch’esso essere sottoposto a condizionalità ma tace su quali possano essere le istituzioni legittimate al monitoraggio (ad esempio, la nuova autorità bancaria europea).Ogni pacchetto di assistenza sotto il MES sarà accompagnato da un programma di aggiustamento. Nel caso degli ultimi paesi assistiti, Grecia e Portogallo in particolare, i termini dell’accordo includevano riferimenti sostanziali al tema della 25 crescita e all’utilizzo,attraverso un canale privilegiato, dei Fondi Strutturali per sostenere progetti di investimento di medio e lungo termine.

 

Il “Six Pack”

Nei primi sei mesi di ogni anno i governi nazionali debbono informare la Commissione europea dei progressi realizzati attraverso i loro programmi di stabilità e convergenza previsti dal patto di stabilità e crescita (PSC) e dei programmi nazionali per realizzare la strategia “Europa 2020″. Su questo la Commissione europea da raccomandazioni ai governi nazionali per la definizione dei loro bilanci al fine di coordinare meglio le loro politiche economiche per una strategia economica comune. Nell’ambito del semestre europeo del 2011 é stata prevista una nuova disciplina di governance economica introdotta dal cosiddetto “six pack”, cioè un pacchetto di sei proposte legislative che mirano a rafforzare il PSC e ad evitare squilibri macroeconomici tra gli Stati membri. Si tratta di uno strumento di controllo e coordinamento ex ante che prevede –ogni anno – le seguenti fasi: 1) presentazione dell’analisi annuale della crescita da parte della Commissione (gennaio); 2) fissazione delle priorità di politica economica e di bilancio sia per i singoli stati membri che per l’Ue nel suo complesso da parte del Consiglio europeo (febbraio/marzo); 3) contestuale presentazione da parte dei singoli stati del Programma nazionale di riforma – da realizzare nell’ambito della strategia “Europa 2020” – e del Programma di Stabilità e Convergenza, richiesto dall’applicazione del Patto di stabilità e crescita (metà aprile); 4) elaborazione di raccomandazioni di politica economica e di bilancio ai singoli stati da parte della Commissione e relativa approvazione delle stesse da parte del Consiglio, anche alla luce dei suggerimenti del Consiglio europeo (giugno). Soltanto dopo aver rispettato tutte queste fasi e aver tenuto conto delle raccomandazioni ricevute, i singoli Stati membri potranno approvare le proprie leggi di bilancio nella seconda metà dell’anno. Spetterà alla Commissione dichiarare esplicitamente nell’analisi annuale sulla crescita se i singoli Paesi hanno rispettato o meno le raccomandazioni ricevute. Il 2011 é stato il primo anno in cui l’esercizio del Semestre europeo ha avuto luogo, generando importanti conseguenze in termini di coerenza delle politiche economiche nazionali con le priorità individuate dalle Istituzioni europee. Il Six Pack contiene anche due regolamenti che intriducono una nuova procedura nel caso in cui si verifichino all’interno degli stati membri degli squilibri eccessivi di bilancio dovuti all’intero quadro macroeconomico. I due regolamenti prevedono degli indicatori economici che se sforati autorizzano a porre in essere in maniera quasi automatica delle sanzioni. Attraverso una direttiva europea riguardante la redazione dei quadri nazionali di bilancio si introducono regole contabili, che definiscono criteri per il calcolo e il controllo periodici delle previsioni macroeconomiche da attuarsi tramite il controllo della Commissione europea. Il six pack rende quindi più stringenti regole ed obiettivi fiscali per fare in modo che i bilanci degli Stati vadano nella direzione del rispetto di obiettivi pluriennali derivanti dal rispetto dei Trattati nel campo delle politiche di bilancio. Agli Stati membri viene adesso imposta la revisione delle regole contabili nel caso in cui per almeno quattro anni si verificano scostamenti tra le previsioni e i dati a consuntivo. E’ evidente quindi che sono state create le basi sia per una maggiore omogeneità tra i diversi Paesi dell’UE nella preparazione dei propri bilanci nazionali che dovranno essere predisposti secondo una logica pluriennale, sia per limitare squilibri di bilancio che possono nuocere alla stabilità dell’euro.

 

Il fiscal compact

Nonostante gli strumenti di governance messi in atto, la crisi economica e finanziaria ha continuato la sua evoluzione e spinto gli Stati membri a prendere in considerazione ulteriori misure per preservare la stabilità finanziaria e porre le basi per una crescita intelligente , sostenibile ed inclusiva , attraverso il rafforzamento della governance economica della zona euro e dell’UE. Di queste misure fa parte il Patto “Euro plus”. Esso si pone l’obiettivo di un miglioramento nel coordinamento delle politiche economiche, e aumentare la competitività. I principali obiettivi cui s’ispira il Patto Euro Plus possono essere sintetizzati nelle seguenti “quattro linee guida”: 1) stimolare la competitività; 2) stimolare l’occupazione; 3) concorrere ulteriormente alla sostenibilità delle finanze pubbliche; 4) rafforzare la stabilità finanziaria. 26 Relativamente agli ultimi due obiettivi, il Patto Euro Plus affermare come principale obiettivo il coordinamento delle politiche economiche per la competitività e la convergenza al fine di: a) irrobustire l’attuale governance economica, attraverso l’assunzione di impegni ed interventi concreti, corredati di un calendario di attuazione; b) stimolare la competitività e la convergenza in settori di intervento prioritari che rientrano nella sfera di competenza degli Stati; c) assumere impegni nazionali concreti, tenendo conto delle migliori prassi e dei parametri rappresentati dalle prestazioni migliori; d) effettuare un controllo politico sull’adempimento degli impegni presi e sui progressi verso la realizzazione degli obiettivi comuni; e) rispettare pienamente il mercato unico nella sua integralità. Il passo successivo al rafforzamento della governance economica europea, è indubbiamente costituito dal “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e monetaria con il quale gli Stati membri hanno deciso di adottare una serie di regole intese a rinsaldare la disciplina di bilancio attraverso il cosiddetto “Fiscal compact firmato il 2 marzo 2012 da venticinque Stati. Il suo scopo é di potenziare il coordinamento delle loro politiche economiche ed a migliorare la governance della zona euro, Il Patto di bilancio, introduce sei pilastri:

1) il Semestre europeo;

2) il “Sixpack”;

3) le disposizioni relative alla sorveglianza macroeconomica;

4) ladeterminazione di requisiti minimi per i quadri nazionali di bilancio;

5) il Patto Euro Plus;

6) un fondo per la stabilizzazione dell’area euro (fondo salva Stati e poi divenuto MES).

Il “Fiscal compact” introduce diverse regole tra le quali:

- l’impegno per gli Stati membri ad avere bilanci pubblici «in equilibrio», o meglio ancora positivi al netto del ciclo economico;

- il deficit strutturale non deve superare lo 0,5% del Pil e, per i Paesi il cui debito è inferiore al 60% del Pil, l’1%;

- ogni Stato deve garantire correzioni automatiche quando non raggiunge gli obiettivi di bilancio concordati ed è obbligato ad agire con scadenze determinate;

- le parti contraenti possono deviare temporaneamente dal loro rispettivo obiettivo di medio termine o dal percorso di avvicinamento a tale obiettivo solo in circostanze eccezionali;

- le nuove regole devono essere inserite nella legislazione nazionale, preferibilmente in norme di tipo costituzionale o comunque nella legislazione nazionale;

- la Corte europea di giustizia verificherà che i Paesi che hanno adottato il trattato lo abbiano trasposto nelle leggi nazionali. In caso contrario, uno Stato può essere deferito alla Corte dagli altri e incorrere in una sanzione pari allo 0,1% del Pil;

- il deficit pubblico dovrà essere mantenuto al di sotto del 3% del Pil, come previsto dal Patto di stabilità e crescita, e in caso contrario scatteranno sanzioni semi-automatiche;

- almeno due vertici all’anno dei 17 leader dei Paesi che adottano l’euro, con gli altri Paesi invitati almeno a uno dei due;

- il trattato sul Fiscal Compact entrerà in vigore quando sarà stato ratificato da almeno 12 dei Paesi interessati.

E’ importante sottolineare che attraverso il “Fiscal compac”t la BCE, i Governi riuniti in sede di Consiglio dell’UE e la commissione europea assumo un ruolo centrale nella decisione di politiche fiscali. Saranno questi organismi che “de facto” decideranno sulla “sostenibilità delle finanze pubbliche”. Inoltre, nel caso in cui viene fatto ricorso alla Corte di Giustizia per mancato rispetto delle regole di stabilità da parte di uno Stato membro, la sentenza della corte sarà vincolante. La natura intergovernativa del Trattato sulla governance nell’Unione economica e monetaria é una fonte estranea al trattato istitutivo dell’UE , questo ci fa comprendere perché nelle procedure di attuazione del ” Fiscal Compact” sia la Commissione europea che la corte di Giustizia hanno ricevuto maggiori poteri che però non modificano né i poteri né le competenze che ad esse sono riconosciute dal trattato di Lisbona. Sono state sicuramente gettate le basi per finanze pubbliche più sane, solide, stabili, coese, rispetto al passato e per avviarci verso una omogeneizzazione delle politiche fiscali. Come più volte richiamato la procedura intergovernativa seguita per la stipula dei Trattati per la governance economica non hanno visto una forte partecipazione del Parlamento europeo non prevista dalla procedura ma ha ugualmente fatto sentire la sua voce esprimendo il proprio parere non vincolante, ma ha comunque contribuito ed influito sui contenuti.

 

Unione bancaria europea: come combattere i giganti dell’economia con le politiche comuni

Nel summit del Consiglio Europeo del giugno 2012 viene presentato il Rapporto Van Rompuy “Verso un’autentica Unione Economica e Monetaria” di cui l’Unione Bancaria é parte integrante. Essa si fonda su tre pilastri: una supervisione unica, affidata alla BCE, per tutte le banche europee; un sistema di garanzia dei depositi bancari e un fondo di risoluzione delle crisi che sposti l’onere di salvare le banche in crisi dal settore pubblico a quello privato, cioè alle banche stesse. Il rapporto Van Rompuy si prefigge di intervenire ancora più in profondità sulle fondamenta dell’UE, con lo scopo di rafforzare la struttura esistente, colmandone alcune delle più gravi lacune. La proposta si basa su quattro pilastri. Il primo pilastro si riferisce al quadro finanziario (di cui fa parte l’unione bancaria), il secondo si riferisce a quello del bilancio (di cui fa parte il pacchetto di governance economica che comprende progetti ancora in fase embrionale come gli eurobonds, un budget europeo e un tesoro europeo), il terzo alla politica economica (il quale, partendo dal semestre europeo e dal patto Euro Plus, comprende progetti riguardanti il mercato del lavoro). Il quarto pilastro infine si riferisce alla legittimazione e responsabilità democratica con un ruolo più centrale per il Parlamento Europeo e quelli nazionali: più Europa in Europa. Il primo pilastro dell’unione bancaria cioè il Sistema Unico di Supervisione (SSM), è ancora in fase di discussione al Parlamento Questo nuovo meccanismo si compone di due relazioni distinte, la prima sui nuovi poteri di vigilanza della Banca centrale europea (BCE), e la seconda sull’Autorità bancaria europea (EBA). La prima relazione prevede che la BCE sia a capo del SSM ed esclusivamente competente a svolgere compiti di vigilanza prudenziale in relazione a tutte le banche. Nel fare questo, la BCE prenderà in considerazione i vari istituti di credito in base alle diverse tipologie e dimensioni ed opererà in stretta collaborazione con l’Autorità bancaria europea, l´Autorità´ Europea degli strumenti finanziari, l´Autorità´Europea delle assicurazioni e col Comitato europeo per il rischio sistemico. In tutti i casi, le autorità nazionali competenti assistono la BCE nello svolgimento dei suoi compiti, in particolare per quel che riguarda la supervisione non sistemica e per le banche non pubblicamente sovvenzionate. Gli Stati membri la cui moneta non è l’euro possono partecipare al SSM. Il Consiglio di vigilanza bancaria sarà responsabile nei confronti del Parlamento europeo, il quale si esprimerà sulla nomina del Presidente e dei vice Presidenti dell’Autorità di supervisione europea. E’ evidente che anche in questo caso il ruolo della BCE ne risulta accresciuto ed essa sarà affidato il compito di verificare se esistono le condizioni per rilasciare autorizzazioni a banche e istituti di credito, previa verifica che questi abbiano il capitale sufficiente per continuare ad operare anche in caso di perdite. La vigilanza corrente rimarrà a carico delle Autorità delle singole nazioni, mentre la BCE verificherà i requisiti patrimoniali delle banche, e qualora ce ne fosse bisogno, interverrà con misure correttive. La seconda relazione, anch’essa in discussione al PE, riguarda la modifica del regolamento sul funzionamento dell´Autorità bancaria Europea è fatta richiesta che ci sia un corpus unico di norme di vigilanza valido per tutte le Autorità di vigilanza nei confronti di tutte le istituzioni finanziarie dell’Unione, e che vi sia un unico manuale , valido per tutta l’UE, delle metodologie e dei processi da mettere in atto per identificare e misurare i rischi delle banche.

 

Tassa sulle transazioni finanziarie: “la crisi venga pagata da chi l’ha pagata”

Con l´attuale crisi economica, si sono intensificati gli appelli affinché il settore finanziario dia un contributo pecuniario alla ripresa del sistema economico, in particolare alla luce dei costi per il “salvataggio delle banche” di cui si sono fatti carico i governi nazionali. 28 Nel 2010 il Fondo Monetario Internazionale (FMI) aveva avanzato come possibile opzione, a tal riguardo, l´introduzione su scala globale di un´imposta sulle transazioni finanziarie (ITF) con lo scopo principale di scoraggiare la contrattazione speculativa a breve termine, imponendo un onere sulle relative transazioni. Storicamente un tipo di tassazione simile era già stata proposta nel 1972 dal premio nobel per l’economia James Tobin. Nella sua versione originaria, la cosiddetta “Tobin Tax” si sarebbe dovuta applicare su tutte le transazioni nei mercati dei cambi per penalizzare le speculazioni valutarie a breve termine. A livello Europeo, in seguito a forti sollecitazioni da parte del Parlamento Europeo, la Commissione Europea ha presentato a settembre del 2011 la propria proposta di introduzione di un´imposta sulle transazioni finanziarie a livello europeo. La Commissione propone come soggetti all´applicazione di questa tassazione tutti gli enti finanziari che esercitano all´interno dell’UE e l´assoggettabilità´ di una transazione sarebbe determinata dal “principio di residenza”. Per favorirne l´applicazione ed evitare distorsioni nell´ambito del mercato interno, le aliquote rispecchierebbero le diverse caratteristiche degli strumenti finanziari. La Commissione ha proposto, dunque, di istituire un´aliquota sull´ammontare della transazione non inferiore allo 0,1% per le azioni e le obbligazioni ed allo 0,01% per i contratti derivati. La decisione di fissare aliquote relativamente basse e´ stata motivata per consentire ai diversi Stati Membri, in linea col principio di proporzionalità, un grado di flessibilità nella fissazione di soglie che ritengano più opportune per i propri territori. In base a queste soglie la Commissione stima, che il gettito complessivo annuale sarebbe di 57 miliardi di euro a livello dell´Unione. Si rileva come una parte di questo gettito sia inserito come risorsa propria dell´UE nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020 mentre la restante parte potrebbe essere collegata a politiche specifiche dell´UE per incentivare azioni volte alla crescita economica. In seno al Consiglio (ECOFIN) la proposta della Commissione non ha riscontrato un consenso unanime. L´opposizione più forte all´ITF proviene dal Regno Unito, che in più occasioni ha dichiarato la propria intenzione di porre il veto alla proposta, per la cui approvazione é richiesta l´unanimità in sede di Consiglio. In seguito a queste opposizioni 11 paesi (Italia, Francia, Germania, Austria, Belgio, Portogallo, Slovenia, Grecia, Estonia, Spagna e Slovacchia) hanno avviato il processo di “cooperazione rafforzata” previsto dal Trattato di Lisbona al fine di applicare nei loro Paesi questo tipo di tassazione, La sfida che spetterà a questi Paesi sarà quella di smentire le maggiori critiche che sono sempre state sollevate al riguardo di questo tipo di tassazione, tra cui la principale problematica e´ senza dubbio quella di evitare il trasferimento delle transazioni verso giurisdizioni extra UE e/o il trasferimento dei costi ai consumatori e cittadini.

Tirocinio presso la European Public Health Assistance.

La European Public Health Assistance è un’organizzazione con sede a Bruxelles, impegnata nella promozione del concetto di salute pubblica e nell’ideazione di soluzioni eque nell’ambito dei sistemi sanitari europei. L’ente ha avviato una selezione per reclutare uno stagista per la mansione di “policy assistant”. La ricerca è rivolta a studenti universitari iscritti a corsi di laurea che prevedano lo svolgimento di un tirocinio curriculare. Sarà necessario attivare una convenzione con l’ateneo di appartenenza.
I requisiti richiesti sono i seguenti:
-essere iscritti a corsi di laurea inerenti i settori della salute pubblica, scienze politiche, sociologia, etc.;
-conoscenza delle politiche e dei processi decisionali comunitari attinenti la salute pubblica;
-ottima conoscenza della lingua inglese;
-padronanza del pacchetto Office, in particolar modo dei programmi Word ed Excel. La risorsa selezionata avrà l’opportunità di approfondire le proprie competenze in materia di salute pubblica inclusiva, accesso equo alle medicine, valutazioni sulle prestazioni sanitarie, ecc.
Per candidarsi è necessario inviare Cv e lettera di presentazione alla mail: jobs@epha.org

30 anni di Erasmus+: lancio di una nuova APP

 

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione europea, e Antonio Tajani, Presidente del Parlamento europeo, hanno presieduto le celebrazioni organizzate per il 30° anniversario del programma Erasmus presso il Parlamento europeo di Strasburgo. Per sottolineare l’occasione, la Commissione ha lanciato una nuova applicazione mobile per il programma Erasmus+.
Per un programma destinato a sostenere oltre 4 milioni di persone nelle loro attività di studio, formazione e volontariato all’estero tra il 2014 e il 2020, l’applicazione mobile di Erasmus+ è un miglioramento importante che costituirà una guida per studenti, partecipanti a corsi di formazione e giovani durante tutta la loro esperienza Erasmus+, contribuendo così a rendere il programma maggiormente inclusivo ed accessibile a tutti. La Commissione si impegna fermamente a costruire il futuro di Erasmus+ oltre il 2020 insieme alla generazione Erasmus per rafforzare il programma e garantire che raggiunga una cerchia di giovani ancora più vasta.
L’applicazione mobile di Erasmus+ consentirà ai partecipanti di:
- verificare agevolmente i progressi conseguiti nelle varie tappe amministrative prima, durante e dopo il loro soggiorno all’estero. Grazie all’app gli studenti saranno anche in grado di approvare e firmare online le loro convenzioni di studio con le università di origine e di accoglienza;
- condividere e votare i consigli migliori per aiutare altre persone ad integrarsi nella comunità locale e migliorare le loro conoscenze linguistiche mediante un link diretto alla Erasmus+ Online Linguistic Support Platform (piattaforma di sostegno linguistico online di Erasmus+), che offre corsi online con insegnante e tutoraggio interattivo.
La prima versione dell’app è già disponibile per iOS e Android. Nuovi elementi e aggiornamenti costanti consentiranno a breve di estenderla ad altri gruppi di partecipanti ad Erasmus+ e faranno in modo che l’app soddisfi le esigenze future della generazione Erasmus+.

SVE in Portogallo per l’inclusione sociale attraverso attività all’aperto

Dove: Sesimbra, Portogallo

Chi: 1 volontario/a 18-30

Durata: da settembre 2017 a maggio 2018

Organizzazione ospitante: Anime PAF

Scadenza: 20 luglio 2017

Opportunità di SVE per un progetto che mira a sviluppare un metodo innovativo per 32 l‘inclusione sociale di gruppi svantaggiati. Ero si basa su attività intergenerazionali e sulla promozione della salute e del benessere attraverso attività che permettono i contatti umani e l‘interazione con la natura. Il volontario sarà impegnato in varie attività:

 aiutare le persone a sentirsi utili e attive nel ambiente socio-culturale in cui vivono e incoraggiare la loro socializzazione;

 aiutare gli utenti e il personale all‘interno degli orti solidali;

 creare e testare modelli di lavoro scaturiti dal lavoro in collaborazione tra istituzioni che sostengono i gruppi più svantaggiati;

 fornire attività di gruppo per anziani, bambini e giovani, promuovendo la comunicazione e l‘interazione intergenerazionale.

SVE in Belgio per progetti legati alla salvaguardia ambientale

Dove: Namur, Belgio

Chi: 2 volontario/a 17-30

Durata: dal gennaio a giugno 2018

Organizzazione ospitante: Belgian Service Club Namur asbl

Scadenza: 5 settembre 2017

Opportunità di SVE all‘interno del Domaine de Mozet per un progetto legato alla sostenibilità ambientale e ad attività formative che mettano il rispetto dell‘ambiente al primo posto. Il Parco di Mozet è parte integrante di questo progetto perché è il luogo di pratica reale e di sviluppo dei metodi di formazione in merito alle pratiche di salvaguardia e sviluppo ambientale sostenibile. Il progetto prevede due diversi volontari: il primo che si dedicherà ad informare e formare sulle pratiche di salvaguardia ambientale e della loro integrazione connessa al lavoro (Progetto Education), ed il secondo che contribuirà invece, attivamente alla manutenzione del parco e alla gestione delle aree necessario per le attività programmate (Progetto Park). I volontari si occuperanno di diverse attività, ma dovranno entrambi condividere l‘amore per la natura e la volontà di svolgere attività all‘area aperta. Il volontario che si propone per il progetto education si occuperà di:

 organizzazione di attività per gruppi di bambini e giovani (laboratori, lezioni sul tema della natura e della storia, etc);

 organizzazione di: classi di cucina con piante aromatiche, corsi creativi con materiali naturali, organizzazione di eventi all‘interno del parco, etc.

Il volontario che si propone per il progetto park, invece, si occuperà di:

 monitoraggio del giardino, delle piante e loro potatura;

 manutenzione di sentieri, percorsi e del lago;

 cura degli animali presenti e manutenzione all‘interno di una piccola azienda agricola.

LIFE – Bando 2017 per progetti

Obiettivo a) contribuire al passaggio a un`economia efficiente in termini di risorse, con minori emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici, contribuire alla protezione e al miglioramento della qualità dell`ambiente e all`interruzione e all`inversione del processo di perdita di biodiversità, compresi il sostegno alla rete Natura 2000 e il contrasto al degrado degli ecosistemi; b) migliorare lo sviluppo, l`attuazione e l`applicazione della politica e della legislazione ambientale e climatica dell`UE e catalizzare e promuovere l`integrazione e la diffu- 18 sione degli obiettivi ambientali e climatici nelle altre politiche dell`UE e nella pratica nei settori pubblico e privato, anche attraverso l`aumento della loro capacità; c) sostenere maggiormente la governance a tutti i livelli in materia di ambiente e di clima, compresa una maggiore partecipazione della società civile, delle ONG e degli attori locali; d) sostenere l`attuazione del Settimo programma d`azione per l`ambiente (7° EAP). Azioni Il programma LIFE è composto da due sottoprogrammi, ciascuno articolato in 3 settori d‘azione; per il sottoprogramma Ambiente sono anche stabilite delle priorità tematiche per ognuno dei settori d‘azione (priorità tematiche che restano fisse per i bandi del periodo 2014- 2017). Per ciascun settore sono finanziate diverse tipologie di progetti fra le seguenti: progetti pilota, progetti dimostrativi, progetti di buone pratiche, progetti di informazione, sensibilizzazione e divulgazione, progetti integrati, progetti di assistenza tecnica, progetti di rafforzamento delle capacità e progetti preparatori. Progetti pilota, progetti dimostrativi, progetti di buone pratiche e progetti di informazione, sensibilizzazione e divulgazione rientrano nella categoria di progetti tradizionali. I. SOTTOPROGRAMMA AMBIENTE Settori di azione prioritari: 1) Ambiente e uso efficiente delle risorse I progetti devono contribuire all’attuazione, all’aggiornamento e allo sviluppo della politica e della legislazione ambientale dell’UE, compresa l’integrazione dell’ambiente in altre politiche, contribuendo così allo sviluppo sostenibile. Le azioni finanziate devono avere un valore aggiunto europeo ed essere complementari a quelle finanziate da altri fondi sell’UE nel periodo 2014-2020. Le priorità tematiche riguardano i seguenti ambiti: a) acqua e ambiente marino b) rifiuti c) efficienza nell`uso delle risorse -compresi suolo e foreste- e economia verde e circolare d) ambiente e salute, compresi le sostanze chimiche e il rumore e) qualità dell`aria ed emissioni, compreso l`ambiente urbano Per questo settore, nella categoria dei progetti tradizionali, saranno finanziati progetti pilota e progetti di dimostrazione tesi a sviluppare, testare e dimostrare approcci politici o di gestione, buone pratiche e soluzioni (compreso lo sviluppo e la dimostrazione di tecnologie innovative) per rispondere alle sfide ambientali attuali, idonei ad essere replicati, trasferiti o integrati oppure a migliorare la base di conoscenze per lo sviluppo, l’implementazione, la valutazione e il monitoraggio della politica e della legislazione ambientale dell’UE e per la valutazione e il monitoraggio dei fattori, delle pressioni e delle risposte che hanno un impatto sull’ambiente all’interno e all’esterno dell’UE. 2) Natura e biodiversità I progetti devono contribuire allo sviluppo e all‘attuazione della politica e della legislazione dell‘UE nelle aree della natura o della biodiveristà Sotto-settori: a) Natura b) Biodiversità Per questo settore, nella categoria dei progetti tradizionali saranno finanziati progetti di buone pratiche, progetti pilota e progetti di dimostrazione che contribuiscono all‘attuazione della direttiva sugli uccelli selvatici e della direttiva Habitat, oppure della strategia UE per la biodiversità e allo sviluppo, attuazione e gestione della rete Natura 2000. 3) Governance e informazione in materia ambientale I progetti devono contribuire allo sviluppo e all’attuazione della politica e della legislazione ambientale dell’UE. I progetti finanziati devono avere un valore aggiunto europeo e essere complementari alle azioni che possono essere finanziate da altri fondi dell’UE nel periodo 2014-2020 Le priorità tematiche riguardano i seguenti ambiti: a) campagne di informazione, comunicazione e sensibilizzazione in linea con le priorità del 7° EAP; b) attività a sostegno di un processo di controllo efficace e di misure di promozione della conformità in relazione alla legislazione ambientale UE, nonché attività a sostegno 19 di sistemi e strumenti di informazione relativi all`attuazione della legislazione ambientale UE. Per questo settore, nella categoria dei progetti tradizionali saranno finanziati progetti di informazione, sensibilizzazione e divulgazione per fare sensibilizzazione su temi ambientali e promuovere conoscenze sullo sviluppo sostenibile e sui nuovi modelli sostenibili di consumo, supportare la comunicazione, la gestione e la diffusione delle informazioni in materia di ambiente, facilitare la condivisione delle conoscenze sulle soluzioni e pratiche ambientali, anche attraverso lo sviluppo di piattaforme di cooperazione tra gli stakeholder e la formazione; ed inoltre progetti volti a promuovere e contribuire ad un maggiore rispetto e applicazione della legislazione ambientale dell’UE, in particolare attraverso lo sviluppo e la diffusione di buone pratiche e approcci politici. II. SOTTOPROGRAMMA AZIONE PER IL CLIMA Settori prioritari: 1) Mitigazione dei cambiamenti climatici Per questo settore, nella categoria dei progetti tradizionali saranno finanziati progetti di buone pratiche, progetti pilota e progetti di dimostrazione che contribuiscono alla riduzione delle emissioni di gas serra, alla realizzazione e allo sviluppo della politica e della legislazione dell’Unione in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici (in particolare sviluppando, testando e dimostrando approcci politici o gestionali, buone prassi e soluzioni per la mitigazione del cambiamento climatico) o che migliorano la base di conoscenze per lo sviluppo, la valutazione, il monitoraggio e l’attuazione delle azioni e misure per mitigare il cambiamento climatico, che migliorano la capacità di mettere in pratica tali conoscenze; o ancora progetti che facilitano lo sviluppo e l’attuazione di approcci integrati, come le strategie e i piani di azione per mitigare il cambiamento climatico a livello locale, regionale o nazionale o, infine, che contribuiscono allo sviluppo e alla dimostrazione di tecnologie, sistemi, metodi e strumenti innovativi per mitigare i cambiamenti climatici, idonei ad essere replicati, trasferiti o integrati. b) Adattamento ai cambiamenti climatici Per questo settore, nella categoria dei progetti tradizionali saranno finanziati progetti di buone pratiche, progetti pilota e progetti di dimostrazione che contribuiscono a sostenere gli sforzi finalizzati ad accrescere la resilienza ai cambiamenti climatici o allo sviluppo e attuazione della politica dell’UE in materia di adattamento ai cambiamenti climatici, oppure progetti che migliorino la base di conoscenze per lo sviluppo, la valutazione, il monitoraggio e l’attuazione di azioni e misure efficaci di adattamento ai cambiamenti climatici (con priorità per quelle che applicano approcci di ecosistema) o accrescano la capacità di applicare tali conoscenze nella pratica, che facilitano lo sviluppo e l’attuazione di strategie integrate (come le strategie e i piani di azione, a livello locale, regionale, nazionale di adattamento al cambiamento climatico, con priorità per quelle che applicano approcci di ecosistema) o infine che contribuiscono allo sviluppo e alla dimostrazione di tecnologie, sistemi, metodi e strumenti innovativi di adattamento al cambiamento climatico idonei ad essere replicati, trasferiti o integrati. c) Governance e informazione in materia di clima Per questo settore, nella categoria dei progetti tradizionali saranno finanziati progetti di informazione, sensibilizzazione e divulgazione che promuovono la sensibilizzazione sui temi del clima, che sostengono la comunicazione, gestione e diffusione di informazioni in materia di clima e facilitano la condivisione delle conoscenze relativamente alle soluzioni e pratiche di successo in materia, anche attraverso lo sviluppo di piattaforme di cooperazione tra gli stakeholder e la formazione; oppure progetti che promuovono e contribuiscono al rispetto e all’applicazione della legislazione dell’Unione sul clima, in particolare promuovendo lo sviluppo e la divulgazione di buone pratiche e approcci politici. Per entrambi i sotto programmi saranno finanziati anche: progetti preparatori, progetti integrati e progetti di assistenza tecnica. Di seguito le caratteristiche dei diversi tipi di progetto finanziati: – progetti pilota* – progetti che applicano una tecnica o un metodo che non è mai stato applicato e sperimentato prima/altrove, che offrono potenziali vantaggi ambientali o climatici rispetto alle attuali migliori pratiche e che possono 20 essere applicati successivamente su scala più ampia in situazioni analoghe; – progetti dimostrativi* – progetti che mettono in pratica, sperimentano, valutano e diffondono azioni/metodologie/approcci nuovi o sconosciuti nel contesto specifico del progetto (ad esempio sul piano geografico, ecologico o socioeconomico) e che potrebbero essere applicati altrove in circostanze analoghe; – progetti di buone pratiche* – progetti che applicano tecniche/metodi/approcci adeguati, efficienti e all`avanguardia, tenendo conto del contesto specifico del progetto; – progetti di informazione, sensibilizzazione e divulgazione – progetti volti a sostenere la comunicazione, la divulgazione di informazioni e la sensibilizzazione nell`ambito dei due sottoprogrammi; – progetti integrati – progetti finalizzati ad attuare su una vasta scala territoriale, (regionale, multi-regionale, nazionale o transnazionale) piani/strategie ambientali o climatici previsti dalla legislazione UE, sviluppati sulla base di altri atti UE o elaborati dalle autorità degli Stati membri principalmente nei settori della natura (compresa la gestione della rete Natura 2000), dell`acqua, dei rifiuti, dell`aria, garantendo la partecipazione delle parti interessate e promuovendo il coordinamento e la mobilitazione di almeno un`altra fonte di finanziamento (UE, nazionale o privata) pertinente; – progetti di assistenza tecnica – progetti che forniscono un sostegno finanziario per aiutare i richiedenti a elaborare progetti integrati e, in particolare, per garantire che tali progetti siano conformi alle tempistiche e ai requisiti tecnici e finanziari del programma LIFE in coordinamento con: FSE, FESR, FEASR FEAMP e Fondo di coesione; – progetti preparatori – progetti identificati principalmente dalla Commissione in cooperazione con gli Stati membri per rispondere alle esigenze specifiche connesse allo sviluppo e all`attuazione delle politiche e della legislazione UE in materia di ambiente o clima; – altre categorie di progetti necessari al fine di conseguire gli obiettivi del programma. I progetti integrati nell‘ambito del sottoprogramma ambiente sono progetti che danno attuazione su vasta scala territoriale a piani e strategie ambientali richieste da una specifica normativa ambientale dell’UE o sviluppata in ossequio ad altri atti dell’UE o sviluppate dalle autorità degli Stati membri, soprattutto nell‘area della natura (compresa la gestione della rete natura 2000), dell‘acqua, dei rifiuti e dell‘aria. Nell‘ambito del sottoprogramma azione per il clima, sono progetti che danno attuazione su vasta scala territoriale a piani d‘azione, strategie o tabelle di marcia per il clima richiesti da una specifica legislazione dell’Unione sul clima, sviluppati in ossequio ad altri atti dell’Unione o sviluppati da parte delle autorità degli Stati membri, principalmente nei settori della mitigazione e dell‘adattamento al cambiamento climatico. Per entrambi i sottoprogrammi il progetto deve garantire il coinvolgimento delle parti interessate e promuovere il coordinamento con e la mobilitazione di almeno un‘altra fonte di finanziamento nazionale o privata. Per i progetti tradizionali, il Programma di lavoro 2014-2017 di LIFE prevede una serie di temi specifici prioritari (in allegato), specifici per ogni settore dei sottoprogrammi; una proposta di progetto può riguardare anche temi diversi (purché coerenti con gli obiettivi del programma), tuttavia, a parità di altre condizioni, i progetti riguardanti questi temi riceveranno un punteggio aggiuntivo. Beneficiari Enti pubblici e organizzazioni private commerciali e non commerciali (comprese le ONG) con sede nell‘UE. Eventuali organismi ammissibili con sede al di fuori dell‘UE possono partecipare a un progetto in qualità di beneficiari associati, a condizione che la loro presenza conferisca valore aggiunto al progetto e che la realizzazione di attività al di fuori del territorio UE sia funzionale al raggiungimento degli obiettivi del progetto nell‘UE. I progetti integrati dovrebbero prevedere il coinvolgimento (possibilmente come leader) delle autorità competenti incaricate dell‘attuazione dei piani/strategie relative al tema oggetto del progetto. Scadenze Progetti tradizionali – Azione per il clima (tutti i settori d‘azione): 7 settembre 21 – Ambiente – Ambiente e uso efficiente delle risorse: 12 settembre – Ambiente –Natura e biodiversità: 15 settembre – Ambiente –Governance e informazione: 15 settembre Progetti preparatori (solo sottoprogramma Ambiente): 20 settembre Progetti integrati – entrambi i sottoprogrammi: I fase (concept note): 26 settembre; per quelli che supereranno la prima fase i progetti completi saranno da presentare indicativamente entro metà marzo 2018 Progetti di assistenza tecnica – entrambi i sottoprogrammi : 7 settembre

La Commissione lancia un punto d’incontro virtuale “Generazione Erasmus”

Trent’anni fa, grazie alla forte volontà dei responsabili politici europei, degli studenti e delle università, nasceva il programma Erasmus. Da allora è nata una generazione Erasmus, composta da nove milioni di ex studenti, apprendisti, volontari, professori ed educatori. Per questa generazione la Commissione europea lancia un punto d’incontro virtuale (http://app.wetipp.com/erasmusplusgeneratio n/wall/), che servirà a costruire insieme il futuro del programma dopo il 2020. Il Commissario per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport Tibor Navracsics ha dichiarato: “Erasmus+ è uno degli strumenti più potenti dell’UE. Per continuare a perfezionarlo e accrescerne il successo è indispensabile coinvolgere l’insieme dei soggetti interessati, vale a dire non soltanto la cosiddetta “Generazione Erasmus”, ma anche le organizzazioni attive nel campo dell’istruzione, della formazione e della gio- 15 ventù. Questo spazio online offre ai cittadini europei un’occasione concreta per costruire il programma Erasmus+ e l’Europa di domani.” Per rendere gli scambi di idee il più interattivi possibile, la piattaforma offre un insieme di funzionalità diverse: per stimolare la discussione grazie allo scambio di idee, video e documenti, poter discutere e commentare le proposte avanzate, votare per le idee preferite e programmare eventi e gruppi di discussione ovunque in Europa. Maggiori informazioni sul trentesimo anniversario del programma Erasmus e sulla campagna Da Erasmus a Erasmus+.

Piano Juncker: 80 milioni di euro per le PMI italiane

Il piano Juncker ha garantito il proprio sostegno a un accordo del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) con la Banca Popolare Pugliese (un intermediario finanziario), che prevede l’erogazione di 80 milioni di EUR in finanziamenti innovativi a piccole e medie imprese (PMI) e a piccole imprese a media capitalizzazione nell‘arco dei prossimi due anni. Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), pilastro centrale del piano Juncker, è stato un fattore determinante nel rendere possibile tale accordo di prestito. Il Vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen, responsabile per l‘Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha dichiarato: “Il piano di investimenti ha già dimostrato di essere un successo, e l’Italia ne è tra i principali beneficiari. Sono lieto del fatto che, che grazie all’accordo odierno, un numero ancora maggiore di piccole e medie imprese italiane otterrà accesso ai finanziamenti di cui le imprese hanno bisogno per innovare, crescere, assumere nuovo personale ed espandere le proprie attività.” In base alle previsioni più attuali (vedere qui le schede per ogni paese), il piano Juncker dovrebbe stimolare investimenti per oltre 31 miliardi di EUR in Italia, e per 183,5 miliardi di euro in tutta Europa.

La Commissione europea dà inizio la fase della procedura dell’articolo 50 con un progetto di direttive di negoziato

Il 3 maggio il Collegio dei Commissari ha trasmesso al Consiglio una raccomandazione sull’avvio dei negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 50, che comprende un progetto di direttive di negoziato. Questo mandato giuridico fa seguito agli orientamenti politici adottati sabato dal Consiglio europeo. Il testo odierno integra gli orientamenti illustrando nei necessari particolari le modalità di condotta della prima fase dei negoziati. Dà riscontro all’approccio a due fasi deciso dai leader 13 dei 27 Stati membri e attribuisce priorità alle questioni necessarie ai fini di un recesso ordinato del Regno Unito dall’Unione. Le direttive di negoziato riguardano 4 ambiti principali. La prima priorità negoziale è salvaguardare lo status e i diritti dei cittadini, siano essi cittadini dell’UE a 27 nel Regno Unito o cittadini britannici nell’UE a 27, e dei relativi familiari. La raccomandazione della Commissione è inoltre chiara nell’affermare che il passaggio alla seconda fase dei negoziati è subordinato al raggiungimento di un accordo sui principi della liquidazione finanziaria. I negoziati non dovranno compromettere in alcun modo l’accordo del Venerdì santo. Si dovranno trovare soluzioni per evitare l’innalzamento di una frontiera fisica nell’isola d’Irlanda. È infine necessario regolamentare gli aspetti inerenti alla risoluzione delle controversie e all’amministrazione dell’accordo di recesso. Michel Barnier, negoziatore dell’Unione per i negoziati con il Regno Unito a norma dell’articolo 50, ha dichiarato: “Con la raccomandazione odierna ci mettiamo sulla buona strada per assicurare un recesso ordinato del Regno Unito dall’Unione europea, nell’interesse di tutti. Non appena il Regno Unito sarà pronto inizieremo a negoziare in modo costruttivo.” Prossime fasi La raccomandazione sarà trasmessa al Consiglio, che prevede di adottarla nella sessione “Affari generali” del 22 maggio. Contesto Il 29 marzo 2017 il Regno Unito ha notificato al Consiglio europeo l’intenzione di recedere dall’Unione. Il Consiglio europeo ha adottato i suoi orientamenti politici il 29 aprile 2017. I negoziati saranno sempre condotti alla luce degli orientamenti del Consiglio europeo, nel rispetto delle direttive di negoziato impartite dal Consiglio e tenendo nella debita considerazione la risoluzione del Parlamento europeo del 5 aprile 2017.

Relazione sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE nel 2016

La Commissione europea ha pubblicato la relazione annuale sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La relazione sintetizza le iniziative intraprese dall’UE nel 2016 per rafforzare i diritti fondamentali ed esamina come questi diritti siano sta- 10 ti applicati in una serie di politiche dell’Unione e negli Stati membri. Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: “L’Unione europea non è soltanto un mercato o una valuta, ma è prima di tutto un’Unione di valori. In quanto custode dei trattati, la Commissione europea ha l’obbligo speciale di difendere i diritti fondamentali e lo Stato di diritto in tutta l’Unione, responsabilità che condivide con le altre istituzioni dell’UE e gli Stati membri.” La Commissaria per la giustizia, i consumatori e la parità di genere, Věra Jourová, ha aggiunto: “La Commissione europea lavora attivamente in tutti i settori del diritto dell’Unione per tutelare i diritti fondamentali in Europa, ad esempio proteggendo i diritti dei minori, rafforzando il diritto alla tutela dei dati personali, migliorando i diritti del consumatore e garantendo le condizioni di base anche per i richiedenti asilo e i migranti. Dobbiamo continuare ad adoperarci per garantire che questi diritti siano una realtà per tutti in Europa. I diritti umani devono valere per tutti.” La relazione di quest’anno conclude che i recenti sviluppi rappresentano minacce gravi per i diritti fondamentali. La Commissione garantirà che tutte le proposte legislative dell’UE e tutti gli organi vincolati dalla Carta continuino a rispettarla. Un’attenzione speciale sarà dedicata all’importante sistema dei controlli e degli equilibri, con particolare riguardo al ruolo chiave delle corti supreme e costituzionali nella difesa dei valori comuni dell’UE. Per quanto riguarda gli sviluppi legislativi specifici, dalla relazione emerge che nel 2016 l’UE ha compiuto importanti passi avanti per garantire la tutela dei minori coinvolti in controversie transfrontaliere sulla responsabilità genitoriale (regolamento Bruxelles II bis) e per aiutare le coppie internazionali a chiarire le norme applicabili ai regimi patrimoniali. Ha lanciato una piattaforma online di risoluzione delle controversie per contribuire al rafforzamento della protezione dei consumatori. Ha inoltre concordato con Facebook, Twitter, YouTube e Microsoft un codice di condotta per contrastare l’incitamento illecito all’odio online e, infine, ha mantenuto un dialogo importante con gli Stati membri sullo Stato di diritto. L’adozione definitiva della riforma sulla protezione dei dati ad aprile 2016 ha fissato un insieme unico di norme che conferiscono ai cittadini un accesso più facile ai propri dati personali, il diritto alla portabilità dei dati, un chiaro “diritto all’oblio” e alcuni diritti in caso di violazione dei dati. La Commissione ha inoltre concluso lo scudo UE-USA per la privacy, un accordo quadro per una migliore protezione dei dati personali dei cittadini europei quando vengono trasferiti negli Stati Uniti. Il diritto a un processo equo ha trovato inoltre un’applicazione concreta nel 2016 con l’adozione di una serie di direttive concernenti la presunzione di innocenza e il diritto presenziare al proprio processo, il patrocinio a spese dello Stato e i diritti procedurali per i minori. Le democrazie basate sullo Stato di diritto devono proteggere i diritti fondamentali delle minoranze e dei soggetti più vulnerabili. Anche le istituzioni europee devono rispettare la Carta in tutte le loro azioni. La direttiva sulla lotta contro il terrorismo è un buon esempio di come si sia tenuto conto di diversi diritti fondamentali già nelle fasi di stesura e di negoziazione dell’atto. Convegno annuale sui diritti fondamentali La libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione sono pilastri indispensabili delle democrazie sane. Il tema scelto dalla Commissione per il convegno dell’UE sui diritti fondamentali del 2016 è stato il ruolo dei media a difesa della democrazia, dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto. Le conclusioni del convegno hanno individuato azioni concrete per promuovere la libertà dei mezzi di comunicazione, assicurare l’indipendenza dalle pressioni politiche e finanziarie, conferire un più ampio margine di manovra ai giornalisti e promuovere la diversità delle voci all’interno della società. Il convegno sui diritti fondamentali del 2017 si concentrerà sulla promozione e la protezione dei diritti delle donne e sulla parità di genere. In un contesto di crescente intolleranza, è importante che l’UE riaffermi con forza e promuova la parità di diritti per tutti. Tale convegno sarà l’occasione per affrontare l’emancipazione economica e politica delle donne, i diritti delle donne nella sfera pubblica e privata e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne in tutte le sue forme; quest’ultimo è anche il tema di azioni mirate per tutto il 2017. Contesto Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è diventata giuridicamente vincolante. Le disposizioni di quest’ultima sono indirizzate in primo luogo alle istituzioni dell’UE e in secondo luogo agli Stati membri esclusivamente nell’attuazione del diritto dell’Unione. La Commissione sta lavorando con le autorità competenti a livello nazionale, locale e dell’UE per informare meglio i cittadini circa i loro diritti fondamentali e su dove trovare aiuto in caso di violazione di tali diritti. Informazioni pratiche sui diritti fondamentali sono reperibili sul portale europeo della giustizia elettronica; la Commissione ha inoltre instaurato un dialogo con i difensori civici, gli organismi per le pari opportunità e le istituzioni di difesa dei diritti dell’uomo sul trattamento delle denunce di violazione dei diritti fondamentali.