La Commissione propone un patto con i Paesi terzi

Lavorare con i Paesi terzi per gestire i flussi migratori. È l’intenzione della Commissione europea che il 7 giugno ha proposto di creare un nuovo quadro di partenariato con i Paesi di origine e transito dei migranti. Il piano d’azione della Commissione prevede l’introduzione di partenariati con Paesi terzi, ossia dei veri e propri “patti” su misura per fornire sostegno diplomatico, tecnico e finanziario in aree quali l’istruzione, l’inserimento nel mercato del lavoro e l’accesso ai servizi base. I partenariati saranno conclusi con i principali Paesi d’origine e transito dei migranti, tenendo in considerazione i problemi e le specificità di ogni Stato, insieme alle priorità europee quali sicurezza, commercio, sviluppo e cultura. Nel breve periodo, sono previsti accordi prioritari con la Giordania, il Libano e altri seguiranno con il Niger, la Nigeria, il Senegal, il Mali e l’Etiopia partendo da dialoghi ad alto livello. Il piano d’azione prevede di mettere a frutto tutte le risorse europee nel campo delle relazioni esterne, tra cui un impegno mirato verso i Paesi terzi per fornire un sostegno coordinato volto soprattutto a migliorare la capacità di gestione delle frontiere e il quadro legislativo e istituzionale. Inoltre, gli strumenti nel campo delle relazioni esterne prevedono di prestare una particolare attenzione al contrasto alla migrazione irregolare attraverso lo smantellamento delle reti dei trafficanti e la creazione di nuove rotte legali verso l’Europa, insieme al potenziamento delle capacità di accoglienza umanitaria in località più vicine ai luoghi di origine dei migranti. Per finanziare il nuovo quadro di partenariato la Commissione proporrà in autunno un piano d’investimenti nei Paesi in via di sviluppo pari a 3,1 miliardi di euro che dovrebbero produrre investimenti fino a 31 miliardi di euro. Prevista anche la possibilità di aumentarli fino a 62 miliardi se gli Stati membri e gli altri partner verseranno un contributo pari a quello dell’Ue. Infine, il nuovo quadro prevede obiettivi a breve e a lungo termine: i primi consistono nel salvare vite umane nel Mediterraneo, aumentare il numero di rimpatri verso i paesi di origine e di transito e prevenire viaggi pericolosi e illegali verso l’Europa. Il principale obiettivo a lungo termine consiste invece nel risolvere le cause profonde dei flussi migratori irregolari e dello sfollamento interno attraverso un supporto europeo rafforzato verso i paesi terzi per aiutarli a migliorare le condizioni politiche, economiche e sociali interne e sostenerli nella crescita.