Gli strumenti finanziari dell’Unione europea

Diversi fondi per diversi obiettivi
Europa 2020 è la strategia decennale per la crescita elaborata dall’Unione europea che non mira soltanto a uscire dalla crisi che continua ad affliggere l’economia di molti paesi,
ma vuole anche colmare le lacune del nostro modello di crescita e creare le condizioni per un diverso tipo di sviluppo economico, più intelligente, sostenibile e solidale.
Per dare maggiore concretezza a questo obiettivo, l’UE si è data cinque obiettivi da realizzare entro la fine del decennio che riguardano l’occupazione, l’istruzione, la ricerca
e l’innovazione, l’integrazione sociale e la riduzione della povertà, il clima e l’energia.
La strategia comporta anche sette iniziative prioritarie che tracciano un quadro entro il quale l’UE e i governi nazionali sostengono reciprocamente i loro sforzi per realizzare le
priorità di Europa 2020, quali l’innovazione, l’economia digitale, l’occupazione, i giovani, la politica industriale, la povertà e l’uso efficiente delle risorse.
Europa 2020 avrà successo solo con un’azione determinata e mirata a livello sia europeo che nazionale. A livello UE si stanno prendendo decisioni fondamentali per completare il
mercato unico nei settori dei servizi, dell’energia e dei prodotti digitali e per investire in collegamenti transfrontalieri essenziali. A livello nazionale occorre rimuovere molti ostacoli
alla concorrenza e alla creazione di posti di lavoro. Ma solo se gli sforzi saranno combinati e coordinati si avrà l’impatto voluto sulla crescita e l’occupazione.
Ecco perché la realizzazione di Europa 2020 dipende in misura determinante dalle strutture e dai processi di governance che l’UE ha cominciato a introdurre dal 2010. Lo strumento
più importante è il semestre europeo, un ciclo annuale di coordinamento economico che comporta indirizzi politici impartiti a livello UE dalla Commissione europea e dal Consiglio,
impegni a realizzare riforme degli Stati membri e raccomandazioni specifiche per paese, elaborate dalla Commissione e sancite al più alto livello dai leader nazionali riuniti in sede
di Consiglio europeo. I paesi membri sono tenuti a tener conto di queste raccomandazioni nelle loro politiche e nei loro bilanci.
Per raggiungere gli obiettivi strategici di Europa 2020 l’Unione europea ha messo a disposizione degli Stati Membri due diverse tipologie di strumenti finanziari:
A. la gestione indiretta, i cosiddetti  Fondi strutturali
B. la gestione diretta, che comprende:  i finanziamenti diretti UE noti anche come “programmi tematici” o “programmi comunitari”  gli strumenti finanziari per l’assistenza esterna.

Il contributo finanziario da parte dell’Unione europea viene in genere erogato tramite una procedura di selezione dei progetti. L’Unione europea, attraverso i diversi strumenti
finanziari, promuove la cooperazione e la sinergia sia all’interno che all’esterno dell’Europa e consente agli Stati Membri dell’Unione europea di raggiungere gli obiettivi indicati nella
strategia “Europa 2020”.
I finanziamenti indiretti: i fondi strutturali e di investimento europei
Al gruppo dei “finanziamenti indiretti” appartengono i cosiddetti “Fondi strutturali e di investimento europei” e il “Fondo di coesione”. Questi strumenti finanziari attuano la
politica di coesione nota anche come la “politica regionale” dell’Unione europea.
L’obiettivo principale di questi fondi è quello di ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali tra le varie regioni europee. Le regioni più povere dell’Europa ricevono la
maggior parte dei finanziamenti, anche se tutte le Regioni europee possono usufruire di finanziamenti tramite i diversi meccanismi.
La politica regionale dell’Unione europea è finanziata da tre principali Fondi che possono intervenire nell’ambito di uno o più obiettivi di detta politica:
 il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR);
 il Fondo sociale europeo (FES);
 il Fondo di coesione (FS) (l’Italia non rientra tra i beneficiari di questo fondo).
Insieme al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) rappresentano la gran parte dei finanziamenti
comunitari, e la maggior parte del totale della spesa dell’UE.
Ulteriori informazioni:
 Europa 2020 http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm
 La strategia Europa in Italia http://ec.europa.eu/europe2020/europe-2020-in-your-country/italia/country-specificrecommendations/index_it.htm
 Sette iniziative prioritarie http://ec.europa.eu/europe2020/europe-2020-in-a-nutshell/flagship-initiatives/index_it.htm

Gli obiettivi “Convergenza” e “Competitività regionale ed occupazione” della programmazione 2007-2013 sono sostituiti nell’attuale periodo di programmazione 2014-
2020 dall’obiettivo “Investimenti in favore della crescita e dell’occupazione”, che trova applicazione su tutto il territorio dell’Unione europea, con un’articolazione delle risorse
differenziata in relazione a tre differenti categorie di regioni:
 regioni meno sviluppate (con un PIL pro capite inferiore al 75% della media comunitaria);
 regioni in transizione (con un PIL pro capite compreso tra il 75% ed il 90% della media comunitaria);
 regioni più sviluppate (con un PIL pro capite superiore al 90% della media comunitaria).

Amministrazioni pubbliche e imprese private possono beneficiare dei fondi strutturali e di investimento europei. I Fondi strutturali e di investimento europei finanziano investimenti
in campi quali l’infrastruttura, la formazione e la promozione dello sviluppo. I Fondi strutturali e di investimento europei non mirano unicamente a migliorare servizi,
infrastrutture e standard, ma perseguono altresì obiettivi umani più generali. Ad esempio, essi cercano di contribuire a migliorare le opportunità di lavoro, la qualità della vita in
generale, la sicurezza dei cittadini, la sostenibilità della società nonché la ripresa commerciale e turistica di aree con ritardi nello sviluppo. Le risorse finanziarie sono
concentrate maggiormente nelle zone con alti livelli di disoccupazione e in corso di riconversione industriale, regioni che registrano un marcato spopolamento, zone
problematiche in ambienti urbani, nonché regioni frontaliere. L’aiuto riguarda anche i giovani, i disoccupati di lunga durata, gli emarginati sociali e i lavoratori non qualificati. Le
buone idee circa progetti atti a promuovere lo sviluppo economico di una regione e a contribuire agli obiettivi del programma hanno sempre una buona possibilità di ottenere
un finanziamento.
E’ importante sottolineare che i Fondi strutturali e di investimento europei sono sovvenzioni, non prestiti e quindi vanno investiti saggiamente perché non sono
rimborsabili.
Inoltre la diversificazione dei prodotti turistici e lo sviluppo del progetto spesso richiedono un buon lavoro di collaborazione tra imprese, uffici turistici ed enti locali. I programmi dei
Fondi strutturali e di investimento europei favoriscono iniziative atte a promuovere la partnership tra imprese e tra il settore pubblico e quello privato, al fine di migliorare
l’integrazione della catena turistica.
Le opportunità concrete di ricevere un sostegno finanziario per lo sviluppo del settore del commercio in Italia variano a seconda dei programmi e delle regioni. Per ulteriori
informazioni è opportuno contattare l’organizzazione settoriale locale oppure l’amministrazione responsabile dell’attuazione del programma.

Per ottenere un sostegno nell’ambito dei Fondi strutturali e di investimento europei un’organizzazione interessata deve esaminare in che modo far coincidere i propri obiettivi
con gli obiettivi dell’UE.
Per ottenere informazioni è importante prendere contatti con:
• amministrazione istituzionale più vicina (regione, provincia, comune) e/o
• organizzazione settoriale (organizzazione del commercio o del turismo), se partecipante ai programmi europei
Le possibilità di finanziamento dipendono dal tipo di misure che il livello regionale o locale hanno deciso di finanziare. In generale la Regione rappresenta il punto di riferimento
principale e fornisce le informazioni relativamente al tipo di progetti ammissibili, il modo migliore di presentare una richiesta e, in generale, come orientarsi nel labirinto delle
sovvenzioni dei fondi strutturali.
Benché si sia fatto il possibile per semplificare le procedure e ridurre gli oneri amministrativi, la presentazione di una candidatura richiede lavoro e tempo da parte sia
del gestore del programma che del candidato.
Nei finanziamenti indiretti, (i cosiddetti Fondi strutturali e di investimento europei) il budget viene speso attraverso un sistema di “responsabilità condivisa” tra la Commissione
europea da una parte, e le autorità degli Stati Membri dall’altra.
Nei fondi indiretti il rapporto con il beneficiario finale pertanto non è diretto, ma mediato da autorità nazionali, regionali o locali che hanno il compito di programmare gli interventi,
emanare i bandi e gestire le risorse comunitarie.
Nei fondi strutturali i programmi sono in pratica gestiti dalle autorità nazionali e locali ma finanziati dalla Commissione europea attraverso la seguente modalità:
 la Commissione UE negozia e approva i programmi di sviluppo proposti dai singoli Stati Membri e stanzia le risorse finanziarie; 

gli Stati Membri e le Regioni gestiscono i programmi, li attuano attraverso la selezione, il controllo e la valutazione dei progetti;

 la Commissione viene coinvolta nella fase di monitoraggio, si impegna nel pagare le spese approvate ed effettua verifiche attraverso un sistema di controllo.

Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2014-2020 (FESR)
ll Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) si propone di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale nell’Unione europea intervenendo sugli squilibri tra le
regioni. Il FESR sostiene lo sviluppo regionale e locale per contribuire al conseguimento di tutti gli obiettivi tematici attraverso la definizione di priorità dettagliate che pongano
l’accento su:
 ricerca, sviluppo e innovazione;
 miglioramento dell’accesso e della qualità delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione;
 cambiamento climatico e transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio;
 sostegno alle Piccole e Medie Imprese (PMI);
 servizi di interesse economico generale;
 infrastrutture delle telecomunicazioni, dei trasporti e dell’energia;
 rafforzamento della capacità istituzionale e amministrazione pubblica efficiente;
 infrastrutture sanitarie, sociali e scolastiche e sviluppo urbano sostenibile.

Per garantire la concentrazione degli investimenti UE sulle priorità indicate, vengono definiti stanziamenti minimi per alcune aree prioritarie. Ad esempio, nelle regioni più
sviluppate e nelle regioni di transizione, almeno l’80% delle risorse dell’FESR a livello nazionale dovrebbe essere destinato all’efficienza energetica, alle energie rinnovabili,
all’innovazione e al sostegno alle PMI, e almeno il 20% di tale stanziamento dovrebbe essere destinato all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili. Le regioni meno
sviluppate hanno la possibilità di scegliere tra un maggior numero di priorità, che riflettano l’ampiezza delle loro esigenze di sviluppo. Tuttavia devono destinare almeno il 50% delle
risorse del FESR all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili, all’innovazione e al sostegno alle PMI.

Il Fondo Sociale Europeo (FSE)
Contribuendo alla coesione economica, sociale e territoriale, il Fondo sociale europeo (FSE) rappresenta il principale strumento finanziario dell’Unione europea per investire nelle
risorse umane. Consente di accrescere le opportunità di occupazione dei cittadini europei, promuovere lo sviluppo dell’istruzione e migliorare la situazione dei soggetti più vulnerabili
a rischio di povertà.
Il regolamento prevede il raggiungimento di quattro obiettivi tematici dell’FSE all’interno dell’Unione:
 promuovere l’occupazione e sostenere la mobilità dei lavoratori;
 promuovere l’inclusione sociale e lottare contro la povertà;
 investire in istruzione, competenze e apprendimento permanente;
 migliorare la capacità istituzionale e un’efficiente amministrazione pubblica.
È tuttavia necessario che l’FSE contribuisca anche al conseguimento di altri obiettivi tematici come:
 il sostegno alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio,
resistente ai cambiamenti climatici ed efficiente nell’uso delle risorse;
 il miglioramento dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione;
 il rafforzamento della ricerca, dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione;
 il miglioramento della competitività delle piccole e medie imprese (PMI).
In conformità all’impegno assunto dall’UE nei confronti della crescita inclusiva, almeno il 20% dell’FSE deve essere destinato alla promozione dell’inclusione sociale e alla lotta
contro la povertà. Inoltre, i programmi devono concentrare i finanziamenti su un numero limitato di “priorità di investimento” che definiscano i dettagli relativi a ciascun obiettivo
tematico.
Il Regolamento contiene disposizioni specifiche per il rafforzamento del partenariato e per la promozione della partecipazione attiva dei partner sociali e delle organizzazioni non
governative (ONG) negli investimenti dell’FSE. Richiede di destinare una quantità adeguata di risorse dell’FSE ad azioni per il potenziamento delle capacità per i partner sociali e per le
ONG nelle regioni meno sviluppate.
L’innovazione sociale e le attività di cooperazione transnazionale vengono incoraggiate attraverso un aumento del tasso di cofinanziamento per assi prioritari dedicati, attraverso
specifiche modalità di monitoraggio e programmazione e attraverso un rafforzamento del ruolo della Commissione nelle attività di scambio e diffusione di buone prassi e azioni
congiunte nell’Unione.

Cooperazione Territoriale Europea
Sempre più spesso, i problemi di un paese dell’UE o di una regione scavalcano i confini nazionali e regionali. Occorre quindi un quadro per la cooperazione che comprenda tutta
l’UE. La cooperazione territoriale europea è un obiettivo della politica di coesione e fornisce una struttura per gli scambi di esperienze tra attori nazionali, regionali e locali dei
diversi Stati membri e azioni congiunte volte a individuare soluzioni comuni a problemi condivisi.
Per la Cooperazione territoriale europea è stato previsto un regolamento distinto al fine di tenere maggiormente conto del contesto plurinazionale dei programmi e di definire
disposizioni più specifiche per i programmi e gli interventi di cooperazione, come richiesto da molte parti interessate. Il Regolamento quindi fa riferimento alla partecipazione dei
paesi terzi per riflettere in modo più adeguato la realtà della cooperazione. Contiene inoltre riferimenti più sistematici al ruolo che può essere assunto dai Gruppi europei di
cooperazione territoriale (GECT) nell’ambito di un contesto di cooperazione.
Il Regolamento stabilisce le risorse finanziarie disponibili per ciascun ambito e le diverse componenti suddivise come segue:
 cooperazione transfrontaliera: finanzia progetti fra regioni limitrofe per
promuovere lo sviluppo regionale integrato fra regioni confinanti aventi frontiere
marittime e terrestri in due o più Stati membri o fra regioni confinanti in almeno
uno Stato membro e un paese terzo sui confini esterni dell’Unione (diversi da quelli interessati dai programmi nell’ambito degli strumenti di finanziamento esternodell’Unione).

Riguarda in breve le regioni e le amministrazione locali sui due lati di un confine, per esempio progetti franco-tedeschi per promuovere l’uso
transfrontaliero delle infrastrutture. Quasi tutti i confini dell’UE sono interessati da questo tipo di programma;
cooperazione transnazionale: finanzia progetti su territori transnazionali più estesi, come i paesi dell’UE e le regioni baltiche o alpine, che coinvolge partner
nazionali, regionali e locali e comprende anche la cooperazione marittima transfrontaliera nei casi che non rientrano nella cooperazione transfrontaliera, in
vista del conseguimento di un livello più elevato di integrazione territoriale di tali territori;
 cooperazione interregionale: promuove la condivisione delle migliori pratiche in materia di innovazione, efficienza energetica, sviluppo urbano e altri settori tra le
regioni dei 28 Stati Membri. Mira a rafforzare l’efficacia della politica di coesione, promuovendo:
lo scambio di esperienze incentrato sugli obiettivi tematici fra i partner in tutta l’Unione, sull’individuazione e la diffusione di buone prassi, in vista del
loro trasferimento principalmente a programmi operativi nell’ambito dell’obiettivo “Investire per la crescita e l’occupazione” nonché, se del caso, a
programmi di cooperazione;
lo scambio di esperienze in merito all’individuazione, al trasferimento e alla diffusione di buone prassi in relazione allo sviluppo urbano sostenibile, inclusi
i collegamenti tra aree urbane e rurali;
lo scambio di esperienze in merito all’individuazione, al trasferimento e alla diffusione di buone prassi e di un approccio innovativo in relazione all’attuazione dei programmi e delle azioni di cooperazione nonché all’uso dei GECT;
l’analisi delle tendenze di sviluppo in relazione agli obiettivi della coesione territoriale, inclusi gli aspetti territoriali della coesione economica e sociale, e
uno sviluppo armonioso del territorio dell’Unione tramite gli studi, la raccolta dei dati e altre misure.
Le disposizioni relative alla concentrazione tematica e alle priorità di investimento migliorano la definizione strategica dei programmi. I programmi possono selezionare le
priorità da un elenco tematico contenente le rispettive priorità di investimento, per le quali la cooperazione può apportare il maggiore valore aggiunto. Inoltre, i criteri di selezione
sono stati definiti in modo più rigoroso per garantire che il finanziamento venga assegnato a operazioni realmente congiunte. A causa della possibile sovrapposizione tra macro
regioni, bacini marittimi e aree di programmi transnazionali attuali e futuri, il regolamento prevede in modo esplicito che la cooperazione transnazionale possa anche sostenere lo
sviluppo e l’attuazione delle strategie macro regionali.
Relativamente ai settori di riferimento della presente guida i fondi strutturali hanno finanziato, nei periodi di programmazione precedente, la maggior parte dei progetti in
questo settore. Il Fondo europeo di Sviluppo regionale è stato utilizzato maggiormente per lo sviluppo di sentieri naturalistici e ciclabili, mentre la cooperazione territoriale europea ha
consentito, alle regioni europee, di collaborare tra di loro per sviluppare iniziative comuni.
Si prevede che questa tendenza continui anche nel periodo di programmazione 2014-2020 dove l’attenzione ai cambiamenti climatici è ancora maggiore e quindi la spinta a
concentrare progetti in questi settori risulta essere prioritaria.
Il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la pesca (FEAMP)
Il regolamento sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) sostituisce l’attuale Fondo Europeo per la Pesca (FEP) e che è volto a conseguire gli obiettivi delle
riforme della Politica Comune della Pesca (PCP) e della politica Marittima Integrata (PMI) sulla base degli obiettivi seguenti ridefiniti nell’ottica del finanziamento:
 promuovere attività di pesca e acquacoltura sostenibili e competitive;
 favorire lo sviluppo e l’attuazione della politica marittima integrata dell’Unione in modo complementare rispetto alla politica di coesione e alla PCP;
 promuovere uno sviluppo territoriale equilibrato e inclusivo delle zone in cui si praticano attività di pesca (inclusa l’acquacoltura e la pesca nelle acque interne);
 contribuire all’attuazione della PCP.
Il Fondo aiuta i pescatori a effettuare la transizione verso una pesca sostenibile e le comunità costiere a diversificare le loro economie. Inoltre, finanzia progetti destinati a
creare nuovi posti di lavoro e a migliorare la qualità della vita nelle regioni costiere europee. La semplificazione delle formalità burocratiche previste dal nuovo Regolamento
mira ad agevolare l’accesso dei beneficiari ai finanziamenti.
Il nuovo Fondo consente di cofinanziare progetti con gli Stati membri. La dotazione totale è stata ripartita tra gli Stati membri in funzione dell’importanza del settore della pesca di
ciascun paese. Si applicano quindi i principi della gestione concorrente tra la Commissione e gli Stati membri.
Ogni Stato membro elabora un “Programma Operativo” in cui indica come intende utilizzare i fondi ad esso assegnati per il periodo di programmazione. Dopo l’approvazione
del programma da parte della Commissione, lo Stato membro seleziona i progetti da finanziare. Gli Stati membri e la Commissione controllano congiuntamente sia
l’ammissibilità degli interventi da sovvenzionare che l’attuazione del programma.

Fondo Europeo per l’Agricoltura e lo sviluppo Rurale (FEASR)
La politica di sviluppo rurale 2014-2020 si propone di dare continuità al quadro strategico già consolidato nel periodo di programmazione 2007-2013, confermando gli impegni nei
confronti della competitività dell’agricoltura, della gestione sostenibile delle risorse naturali, delle azioni di lotta al cambiamento climatico e dello sviluppo equilibrato delle zone rurali.
In linea con le sfide di “Crescita intelligente”, “Crescita sostenibile” e “Crescita inclusiva” contenute nella Strategia Europa 2020 che impongono il raggiungimento di mete
ambiziose in materia di lotta al cambiamento climatico, di sostenibilità energetica e di conservazione della biodiversità, gli obiettivi generali dello Sviluppo rurale per il periodo
2014-2020 si traducono più concretamente in sei specifiche priorità comunitarie:
 accrescere la competitività di tutti i tipi di agricoltura e di migliorare la viabilità agricola;
 favorire il trasferimento delle conoscenze in agricoltura e silvicoltura;
 promuovere l’organizzazione della catena alimentare e della gestione dei rischi in agricoltura;
 conservare e valorizzare gli ecosistemi che dipendono dall’agricoltura e silvicoltura;
 promuovere l’efficienza delle risorse e la transizione verso un’economia a basse emissioni nel settore agroalimentare e forestale;
 realizzare il potenziale di occupazionale e lo sviluppo delle aree rurali.
La nuova proposta di quadro finanziario pluriennale della PAC conserva l’attuale struttura a due pilastri:
 I pilastro: pagamenti diretti
 II pilastro: sviluppo rurale
Ulteriori informazioni:
 DG Politica Regionale – Inforegio – Politica regionale

http://ec.europa.eu/regional_policy/it/

 Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:347:0320:0469:IT:PDF

 Regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:347:0884:0891:IT:PDF

con una dotazione finanziaria che rimane pressoché invariata per ciascun pilastro rispetto ai livelli del 2007-2013. Una prima novità è rappresentata dal fatto che il secondo pilastro
della PAC è fermamente orientato al raggiungimento delle sei priorità strategiche e non più strutturato secondo l’approccio per assi che ha caratterizzato il periodo di programmazione
precedente. Questa impostazione consente di realizzare interventi di sviluppo rurale a più alto valore aggiunto attingendo da più misure, anche appartenenti ad “assi” diversi.
Altra novità importante è rappresentata dal fatto che il secondo pilastro è costruito e delineato in modo complementare e sinergico al primo e, soprattutto, in modo coordinato
rispetto ad altri Fondi dell’Unione. Per il periodo 2014-2020, infatti, il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR); il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo europeo per gli affari
marittimi e la pesca (FEAMP) vengono inseriti insieme al FEASR all’interno di un Quadro strategico comune (QSC) che viene definito a livello comunitario e che viene recepito a
livello di singolo Stato membro per essere poi attuato a livello regionale e locale.
L’obiettivo di questo coordinamento è quello di accrescere l’efficacia e l’efficienza delle politiche, favorendo sinergie fra gli strumenti e ottimizzando l’impiego delle risorse
disponibili nella direzione di obiettivi comunitari ben definiti.
Lo Sviluppo rurale viene quindi inserito nel QSC insieme agli altri fondi dell’UE, nell’ambito di un approccio maggiormente orientato ai risultati e subordinato al rispetto di condizioni
stabilite ex ante. L’esistenza di norme comuni per tutti i fondi che operano all’interno del QSC è volta ad agevolare la gestione dei progetti, sia per i beneficiari che per le autorità di
gestione, ma è mirata anche a favorire la realizzazione di azioni integrate e plurifondo a più alto valore aggiunto. Questa appare una novità di assoluto rilievo che offrirà al settore
agroalimentare e forestale strumenti e risorse importanti per affrontare sfide cruciali quali la competitività, la lotta al cambiamento climatico, la sostenibilità ambientale, la
transizione verso un’economia sempre più verde.